Appalti e giochi al risparmio, non si fa così

Egregio direttore, volevo proporre una riflessione rispetto alla condizione di grave difficoltà che sta attanagliando il settore socio-assistenziale; richiamando l’attenzione sul tema dell’appalto governato dalla logica del massimo ribasso. Questa strategia economica d’azione ha due vittime su tutte: il lavoratore e l’utente del servizio. 18,50 euro è oggi il limite di retribuzione lorda omnicomprensiva sotto il quale non si potrebbe e dovrebbe andare. Eppure assistiamo a gare d’appalto che scendono anche sotto la soglia dei 17 euro. Una volta aggiudicato l’appalto scopriamo: soci lavoratori ai quali non vengono versati i contributi, contratto nazionale di cooperativa che non viene rispettato con l’applicazione alla figura di operatrice socio-sanitaria (categoria c2) del contratto destinato al personale di pulizia (categoria b). Oppure vengono applicati contratti non siglati da Cgil, Cisl e Uil ma da sindacati nati ad hoc. La logica del massimo ribasso non può più funzionare e la responsabilità dev’essere di tutti. Partendo dai presidenti delle case di riposo e dalle amministrazioni pubbliche che le governano, nei casi in cui ciò accade. Ci sono soglie minime che non possono essere valicate, neppure in nome dell’equilibrio dei conti.
Lucio Allegro,
responsabile Terzo settore
Cisl Fp Cuneo

 Il problema è complesso e mi auguro che intervengano altri soggetti coinvolti. Certo, la situazione economica è difficile. I Comuni, ad esempio, hanno visto ridursi sempre più i soldi provenienti dallo Stato e fanno fatica a garantire i servizi ai cittadini. Anche se, in passato, non sono mancati gli sprechi. Tuttavia, ci dovrebbero essere delle garanzie minime, in particolare quando si tratta di servizi diretti alle persone, come per la socio-assistenza. I lavoratori vanno tutelati, ma qui basterebbe far applicare le leggi perché gli appalti al massimo ribasso non scendano sotto una soglia minima. Non bisogna però dimenticare gli utenti, che sono malati, disabili, anziani, ecc. Se viene meno l’aiuto pubblico, il carico finisce sulle spalle delle famiglie e a farne le spese sono di fatto i più deboli, i più poveri. È la logica dello «scarto» di cui parla spesso papa Francesco: «La vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera o disabile, se non serve ancora – come il nascituro –, o non serve più – come l’anziano».