Marianne Mirage si racconta a Gazzetta

INTERVISTA. Il 2015 della più importante casa discografica indipendente italiana, la Sugar di Caterina Caselli – etichetta di Andrea Bocelli, Raphael Gualazzi, Elisa, Negramaro – sarà dedicato a due giovani cantautori: Marianne Mirage e Giovanni Caccamo.  Grazie al manager Francesco Pasquero, priocchese grande amico di Gazzetta, siamo riusciti a intervistare Marianne Mirage .

Felicità, per Marianne, è essere italiani

Lo chiediamo direttamente a te. Chi è Marianne Mirage?
«Mio padre è pittore, quindi diciamo che l’arte era di casa. Mi hanno cresciuto in giro per il mondo. Essendo anche marinaio passavo buona parte dell’anno in barca a vela, dormivo nella sacca del boma quando rientravamo in porto. A 10 anni chiesi un pianoforte, ma la casa era troppo piccola e quindi scelsi la chitarra. Cominciai a suonare come autodidatta scoprendo il mio amore per le grandi voci jazz come Billie Holiday e per le sonorità black-soul, la psichedelia e il grunge. Ascoltando Elliott Smith ho cominciato a scrivere pezzi miei. Prima in inglese, poi in francese e italiano. Suonavo da sola, chiusa nella mia camera, fino a che, finalmente, ho compiuto 18 anni e ho deciso di viaggiare sola. Ho trascorso la mia adolescenza tra Londra, Parigi, Berlino. Nel frattempo davo gli esami di lettere e filosofia alimentando la passione per la scrittura, il cinema e la fotografia. Ho frequentato il Centro di cinematografia come attrice con Giancarlo Giannini, trasferendomi poi a Milano, dove suonavo la sera. Poi, la svolta: decisi di portare i miei brani in Sugar e fu una buona idea».
Artista eclettica, cantante, autrice, con esperienze da fotografa, regista e attrice. Marianne ha trovato la sua strada o preferisce non trovarla?
«Non riesco a vedere la musica come distaccata dalle altre arti. A volte alcune immagini, racconti e storie di vita mi portano a scrivere canzoni nuove. Ultimamente ho preso parte a Il racconto dei racconti, nuovo film di Matteo Garrone che uscirà presto al cinema con Vincent Cassel e Salma Hayek».
 Quali sono le culture che ti hanno influenzato e quale lingua è nelle tue corde?
«Da piccola ascoltavo musica Rebetika e per questo sono molto attenta alla melodia. Con il blues e il jazz ho imparato come stare sul tempo con swing. Ogni lingua ha un mondo musicale diverso. La lingua che preferisco per scrivere canzoni è l’inglese. L’italiano è la più difficile, quindi per me rappresenta una sfida».

Sta per uscire il tuo ep d’esordio, anticipato dal singolo Come quando fuori piove. Quanto c’è di Marianne in questo disco?
«Nella mia musica sono molto autobiografica. Nei testi cerco di usare le parole di tutti i giorni. Mi piace la semplicità. Lo stile musicale dell’ep è abbastanza europeo come scelte sonore».
Quanto ha influito nella tua carriera l’incontro con Caterina Caselli?
«È stato decisivo per me. Ho trovato la persona giusta per valorizzare le mie capacità e imparare quello che ancora non sapevo. Ho scoperto un mondo che non conoscevo fatto di addetti ai lavori, professionisti della musica, persone che possono realizzare i miei sogni, con molto lavoro, costanza e determinazione».
Quali duetti sogni tra i cantanti contemporanei e quelli del passato?
«Tra gli artisti di oggi mi piacerebbe Snoop Dog, Chat Faker e Iggy Pop. Quelli di un tempo ovviamente Jim Morrison e Piaf».
 Faresti un augurio ai nostri lettori per il 2015?
«Auguro loro, nonostante il periodo non sia dei più facili, di rispolverare i sogni nel cassetto, di credere che il nuovo anno possa portare qualcosa di positivo, perché non dobbiamo perdere la felicità, che ha sempre distinto gli italiani».
Marcello Pasquero