La pensione non mi dà da vivere

Gentile direttore, sono una pensionata a meno del minimo – il mio “vitalizio” ammonta a poco più di 500 euro al mese –, come mio marito, che percepisce circa 600 euro. Come potrà bene immaginare, per sbarcare il lunario siamo costretti a cercare qualche piccolo lavoretto, dalle manutenzioni ai lavori di casa o nelle vigne della zona per la vendemmia o per la cura dei vigneti. Oggi, però, a causa della presenza di numerosi immigrati che si prestano a un salario insignificante e ai controlli delle forze dell’ordine – che giustamente vigilano sul rispetto delle leggi – siamo costretti a rinunciare agli extra per arrotondare il nostro magro salario. Non ce l’ho con gli immigrati, che hanno necessità di aiuto e nemmeno con i contadini che li preferiscono a noi. Segnalo che stiamo vivendo – noi come molti altri pensionati – una situazione difficile. Il sabato e la domenica le nostre colline sono invase da extracomunitari, che lavorano – credo spesso – in nero. Se è tollerato che lo facciano loro, perché non possiamo adeguarci anche noi? Perché, dopo una vita di lavoro, non siamo in grado di andare avanti con la pensione?
Un’affezionata lettrice
La nostra lettrice mette in evidenza una situazione che tocca tante persone, costrette a vivere con una piccola pensione. La responsabilità non è degli immigrati o dei controlli contro il lavoro nero. Il problema è strutturale: è evidente che alcune pensioni non bastano per una vita dignitosa. Considerando anche l’affitto da pagare, per tanti è semplicemente impossibile sopravvivere nel nostro Paese. E sarà ancora più difficile per chi andrà in pensione nei prossimi anni. Per non parlare dei giovani, che non sanno se riusciranno ad averla, una pensione. Oggi sono in aumento i pensionati che hanno deciso di trasferirsi all’estero, nei Paesi dell’Est europeo, in Costa Rica, Panama, Belize, o in Thailandia, perché il costo della vita è molto più basso, la tassazione è contenuta, il clima è caldo o almeno mite. Il problema è proprio questo: il costo della vita in Italia è diventato insostenibile e, d’altra parte, a nessuno si può chiedere di tornare a vivere come 60 o 70 anni fa. Credo che i nostri politici dovrebbero porsi in maniera molto più seria il problema e non prendere come parametro il proprio stipendio. Tutti, comunque, dovremmo anche pensare a stili di vita più sobri e a coltivare valori come gli affetti familiari, l’amicizia, la solidarietà, che danno sale alla vita.