L’arcivescovo piemontese Giorgio Lingua è il nuovo nunzio apostolico di Cuba

L’arcivescovo piemontese Giorgio Lingua, nuovo nunzio apostolico di Cuba.

TORINO È l’arcivescovo piemontese Giorgio Lingua il nuovo nunzio apostolico di Cuba. Lo ha nominato il 17 marzo papa Francesco. Giorgio Lingua, nato a Fossano il 23 marzo 1960, sacerdote dal 1984, nel servizio diplomatico della Santa Sede dal 1992, ha lavorato nelle rappresentanze pontificie in Costa d’Avorio, Stati Uniti, Italia, Serbia. Arcivescovo dal 2010, da un quinquennio era nunzio apostolico di Iraq/Giordania e trascorreva quattro settimane nell’«inferno» di Baghdad e una ad Amman in Giordania. Al giornalista dell’agenzia Ansa che gli chiese se non si sentisse minacciato dal califfo Abu Bakr al-Baghdadi quando questi invitava i musulmani a «conquistare Roma e a diventare i padroni del mondo», mons. Lingua rispose: «Sinceramente non do peso a queste parole, mi sembra una boutade provocatoria». La nunziatura a Baghdad era nel quartiere Karada, fino a pochi anni fa popolato quasi completamente da cristiani: oggi somiglia più a un quartiere militare che a una sede diplomatica, circondata da alti blocchi di cemento sormontati da filo spinato e vigilata da decine di uomini armati.

Il nunzio ha vissuto recluso, come tutti i diplomatici occidentali a Baghdad, salvo una «passeggiatina» di un’ora al giorno sulla terrazza della villa che ospita la nunziatura. L’avanzata dei terroristi «come un coltello nel burro» ha messo a nudo la fragilità dell’esercito iracheno e ha svelato le forti complicità degli ufficiali che erano agli ordini di Saddam Hussein. Diceva ancora Lingua: «Sogno che nasca qualche profeta, nel senso che tocca alla società civile organizzarsi e farsi sentire attraverso la voce di un nuovo Gandhi, di un nuovo Martin Luther King, che dica quanto siamo stufi di guerra». Lingua è apprezzato non solo per la sua spiritualità, ma anche per la sua cordialità e gentilezza, semplicità e spontaneità: «Mentre in Giordania l’acqua è razionata e arriva due volte alla settimana, a Baghdad c’è una buona fornitura. La corrente elettrica arriva due ore al giorno, ma non si sa quando e si interrompe continuamente. Ci sono i generatori, ma non tutti possono permetterseli per il costo e perché consumano moltissimo gasolio».

Ora l’arcivescovo, che è titolare di Tuscania, andrà dall’altra parte del mondo, a L’Avana, un osservatorio privilegiato sui cambiamenti che avverranno nell’isola caraibica dopo oltre cinquant’anni di «rivoluzione castrista» e dopo lo storico accordo con gli Stati Uniti, per cui Washington e L’Avana si riconoscono a vicenda. Nel dicembre scorso sia Barack Obama e sia Raul Castro ringraziarono papa Francesco che ha collaborato in tutti i modi per questa svolta storica.

P.G.A.
Agenzia giornali diocesani