Giovanna, che fa filosofia coi bambini

ALBA. Tra i venti docenti che hanno seguito in Italia una preparazione per condurre i laboratori c’è la giovane albese Giovanna Stella

Parliamo di un progetto innovativo, avviato presso due scuole primarie albesi, che vuole associare la filosofia alla formazione. Tra i venti “filosofi con i bambini”, che hanno seguito in Italia una preparazione per condurre i laboratori c’è Giovanna Stella, classe 1991, albese. Laureata in filosofia a Torino, ha poi frequentato l’Accademia teatrale. Scrive e interpreta spettacoli per bambini e conduce, insieme a Paolo Tibaldi, il laboratorio teatrale presso il liceo Cocito di Alba. Giovanna “fa filosofia” con i bambini. Ha concluso il tirocinio nelle scuole di Pesaro e Fano e ora è attiva alle scuole Rodari e Coppino. La giovane sembra incarnare l’esempio di come una disciplina dalle statistiche occupazionali problematiche (in Italia la maggioranza dei neolaureati in questo settore non trova un posto coerente col percorso di studi) possa trasformarsi in uno strumento per “reinventare” se stessi e il mondo, creare lavoro e incidere sulle dinamiche sociali.

Il “maestro” inventore della “filosofia con i bambini” è Carlo Maria Cirino, giovane di 29 anni. Il progetto nasce da una ricerca di dottorato presso l’Università di Urbino, continua avvalendosi di un comitato scientifico internazionale (www.filosofiacoibambini.net), per affermarsi nelle scuole delle Marche, arrivare al Consolato italiano di Istanbul, espandendosi a macchia d’olio. I laboratori sono una trentina e indagano aree diverse del pensiero filosofico in una modalità che risulta un gioco per il bambino e un esempio di metodo per la maestra.

Ma in che cosa consiste questo metodo? Lo chiediamo a Stella. «“Adesso mi sta venendo la mente accesa”. È una frase di Elia, 10 anni. Filosofia con i bambini si fa a partire dalla “meraviglia” e dal socratico presupposto che il soggetto abbia in sé le risposte. Non viene insegnato concetto alcuno e non si tratta di storia della filosofia. Il bambino viene stimolato alla creazione di mondi possibili, seguendo la sua naturale propensione al gioco simbolico», risponde la giovane insegnante.

Che cosa si ottiene? «I bambini provano il piacere della differenza nella risposta e tendono a copiarsi sempre meno, per poi portare il metodo su altre materie, migliorare l’attenzione, il rispetto del dialogo e l’ascolto; inoltre, il lessico si moltiplica e i tempi di reazione si abbassano».
Matteo Viberti