Collisioni, Fiorella Mannoia ha incantato la Piazza blu di Barolo

Fiorella Mannoia ha stregato Barolo sabato 19 luglio. Non si vuole più nascondere la cantante romana che, chioma rossa e occhi vispi, sfoggia con eleganza i propri 61 anni di età e i 46 di carriera, senza timori, ripetendo spesso di non essersi mai sentita così completa, fiera di sé stessa e profondamente donna.

In questo modo è diventata negli ultimi tempi una delle voci più ascoltate e condivise sui social network: «Quando mi dicono di non parlare e di pensare a cantare io mi arrabbio, non sono arrivata a 60 anni per farmi dire cosa devo fare, quando cercano di zittirti è perché non piace quello che dici e a maggior ragione sono fiera di avere una testa mia e di non dover rendere conto a nessuno». E un fiume in piena Fiorella di fronte a una Piazza Blu stracolma che pende dalle sue labbra: «L’album Sud, uscito nel 2012, è stato il punto di svolta per me, arrivato dopo un periodo di viaggi nel sud dell’Italia e nel sud del Mondo che ha cambiato il mio modo di pensare, di rapportarmi al prossimo, prima per me gli immigrati erano una presenza di cui mi accorgevo, ma senza particolare attenzione, ora voglio farmi raccontare le loro storie terribili, il loro viaggio verso l’Italia, sento il bisogno di non girarmi più dall’altra parte».

Fiorella Mannoia sul palco di Collisioni a Barolo

Fiorella e il suo rapporto con la musica: «Quello della cantante non è un mestiere che mi sono scelta, io da che ho memoria ho sempre cantato. Mio padre era appassionato di lirica, suonava il clarinetto, si accorse che ero intonata, avevo una voce particolare e mi ha sempre spinta a cantare. La svolta è arrivata quando avevo 14 anni, ascoltando un album di Fabrizio De André, canzoni come Marinella, Bocca di rosa, Il pescatore, in quel momento ho capito quale era la mia strada e che la musica poteva essere un veicolo straordinario per lanciare messaggi di inclusione e rispetto verso tutti gli uomini, specie i più deboli».

«Il mio esordio ufficiale è stato Caffè nero bollente, ma solo quando ho cantato  Come si cambia mi sono accorta di dove mi stava portando la mia voce. Mi sono accorta che la mia voce così drammatica riusciva a trasmettere emozioni se aveva un testo importante da raccontare. Non potevo cantare come Mina perché non avevo la sua estensione vocale, ma ho un’intensità molto forte e mi accorsi che potevo lasciare qualcosa». Da quel momento parte la carriera di Fiorella, fatta di decine di album e milioni di copie vendute «Poi ho cominciato a scegliere, non riesco a cantare se quello che canto non mi appassiona. Mi ha aiutato una trasmissione televisiva degli anni Ottanta, Premiatissima, che vedeva coinvolte molte donne, potevamo sceglierci il nostro repertorio e io scelsi canzoni di de Gregori, Baglioni, Lauzi, Cocciante. Era quella la mia strada, quella autoriale. Vinsi quell’edizione ed Enrico Ruggeri, poi Ivano Fossati, Francesco Gregori hanno scritto per me».

Prima di abbandonarsi al bagno di folla, concedendosi a tutti coloro che le chiedano una foto o un autografo la Mannoia riserva parole di miele per i cantanti delle nuove generazioni usciti dai reality: «Gli interpreti più esperti devono togliersi la puzza da sotto il naso, conta solo se un cantante è in grado di emozionare o meno,non bisogna snobbare programmi come Amici o X-factor se sanno esprimere talenti».

Marcello Pasquero