L’Isis si può sconfiggere subito

L’INTERVISTA Lo assicura il vescovo di Baghdad, Monsignor Basilio Yaldo, incontrato al meeting della Fisc.

È una richiesta d’aiuto a tutto il mondo occidentale quella inviata dal vescovo ausiliare di Baghdad, monsignor Basilio Yaldo, durante il secondo meeting dei giornali cattolici Pellegrini nel cyberspazio, tenutosi a Grottammare (Ap) dal 18 al 20 giugno. Un appello da chi vive e ha vissuto la persecuzione verso i cristiani sulla propria pelle rischiando di morire, durante un rapimento avvenuto nel 2006, quando il religioso è stato torturato da un gruppo di estremisti. Gazzetta ha realizzato un’intervista esclusiva con il vescovo di rito cristiano caldeo, deciso con il patriarca Mar Louis Raphael I Sako a non abbandonare il Paese del Medio Oriente.
Quanti sono i cristiani in Iraq monsignor Yaldo?
«Siamo circa 300 mila; prima del 2003, data della caduta del governo di Saddam Hussein, eravamo oltre un milione. Siamo una minoranza. Con Hussein nessuno poteva perseguitare i cristiani, che erano una comunità rispettata e forte anche politicamente per la presenza di Tareq Aziz, cattolico caldeo, vice primo ministro. Oggi, purtroppo, non abbiamo diritti. Si diceva che prima ci fosse un dittatore, ora ce ne sono mille e regna il caos e si stanno distruggendo millenni di convivenza pacifica».
La comunità cristiana in Iraq è una delle più antiche.
«La presenza dei cristiani risale al primo secolo dopo Cristo. L’Islam è nato nel settimo secolo; l’invasione dell’Iraq da parte degli islamici risale a dopo il 1300. In quel momento c’erano 80 milioni di cristiani e 200 diocesi tra Ninive, l’odierna Mosul, Babilonia e Ur, la patria di Abramo. L’Iraq, tra il Tigri e l’Eufrate, è la culla della civiltà e rischia di essere spazzato via dall’Isis nell’indifferenza generale».

La presa di Mosul e i combattimenti tra miliziani curdi e Isis sono una questione quantomai attuale.
«Nel 2014 le forze dell’Isis hanno fatto il loro ingresso a Mosul, nel Nord, la seconda città più importante dopo la capitale; proprio qui vive la maggior parte dei cristiani dell’Iraq. In una notte sono scappate 120 mila persone: per i primi giorni hanno dormito per strada, la Chiesa è intervenuta rapidamente per offrire loro aiuto e strutture in cui alloggiare».
Cosa ne è stato di loro?
«Chi non è riuscito a scappare è stato incarcerato o ucciso, gli altri hanno deciso di abbandonare l’Iraq. Con il patriarca ci siamo prodigati per cercare di convincerli a restare: questa è la nostra terra e la nostra cultura, un bene da preservare. Nonostante questo, riesco a capire le persone che fuggono: non ci sono servizi, sicurezza, lavoro. Che cosa possono fare?».
Nel 2006, quando l’Isis era ancora lontano da venire, ma l’Iraq era già in mano agli integralisti, lei è stato sequestrato. Che cosa ricorda di quei giorni?
«Ero di ritorno da un incontro con papa Benedetto XVI, dovevo portare in Iraq un messaggio di pace. Mi sequestrarono, torturandomi per tre giorni, mi chiesero di rinnegare il mio Dio e di portare un messaggio al Pontefice. Mi rubarono tutto, lasciandomi solo un rosario. Con la forza della preghiera sono riuscito a salvarmi e a trovare la forza per continuare nella mia opera di fede».

Si può sconfiggere l’Isis?
«Sono convinto che l’Isis possa essere sconfitto in pochi giorni, se solo ci fosse la volontà di sconfiggerlo. Nutrivamo grandi speranze nella “liberazione” americana e invece è stato l’inizio della fine: l’Iraq è stato abbandonato a se stesso e lasciato nelle mani di integralisti senza scrupoli. L’Isis si sconfigge con la mentalità, senza alzare muri».
Come vede l’Iraq fra qualche anno?
«È difficile avere una visione positiva, abbiamo un’intera generazione, dal 2003 a oggi, nata tra le bombe e l’odio, vittima di una propaganda integralista. I bambini crescono maneggiando pistole e imparano a convivere con la paura. I vecchi sono stanchi e gli intellettuali sono scappati. Temo che l’Iraq venga diviso in tre zone, a Nord i curdi, al Centro i sunniti e al Sud gli sciiti.
Che cosa si può fare per scongiurare tutto questo?
«Il governo deve requisire le armi che sono ovunque, si deve separare la religione dallo Stato e avere un esercito leale al Paese e non a un partito islamista. Tutto questo dovrebbe avvenire sotto l’egida delle Nazioni Unite».
Marcello Pasquero