Pensiamo ai tanti migranti in cerca di una vita normale

Egregio direttore, Aziz qualche settimana fa sedeva sugli scogli sotto il sole ai Balzi Rossi. Aveva fatto un lungo viaggio. «Questi francesi, non li fanno passare», commentavamo noi, puri di spirito, guidando chiusi nell’abitacolo fresco delle nostre auto. Noi che li avremmo fatti passare. Noi col cuore grande.
Ieri notte Aziz strisciava con altri disperati a cercare un varco nella rete che a Calais delimita l’imbocco del tunnel sotto la Manica. «Questi inglesi, li facessero passare», dicevamo guardando le immagini televisive. Oggi Aziz è morto, nel tentativo di saltare su un Eurostar. Chissà dov’era diretto. Non certo a rubare posti di lavoro agli italiani. Aziz è uno dei tanti migranti che trovano la morte mentre cercano una vita normale nel Nord dell’Europa. Ditemi se questo è un uomo.
Teresio Asola

 

Gli immigrati, in Italia e in Europa, sono diventati un grande problema. Ci sono tante responsabilità ai più alti livelli e manca ancora una seria politica di accoglienza. Non bisogna però dimenticare la drammatica situazione economica e sociale dei Paesi da cui provengono molti di loro. Le cause sono complesse, ma un bel po’ di responsabilità ce l’ha il nostro mondo occidentale. Pensiamo allo sfruttamento delle materia prime, al rifornimento di armi, al “land grabbing”, cioè al “furto” su larga scala di terreni agricoli nei Paesi in via di sviluppo. Sul tema dell’immigrazione gli animi si dividono, ognuno ha esempi e motivi per sostenere la propria posizione. C’è però un elemento essenziale da considerare: prima dei problemi, delle politiche, ecc., abbiamo a che fare con delle persone. Spesso disperate. Chi mai affronterebbe questi viaggi della morte se non si trovasse senza via d’uscita? È quanto ci invita a fare Teresio Asola nella sua lettera: ricordarci che dietro i numeri ci sono esseri umani, come Aziz.

Prendo spunto da questo per augurare a tutti i lettori serene vacanze. Anche Gazzetta, come ogni estate, si prende una pausa. È un periodo adatto al riposo, agli affetti, ma anche alla lettura, alla riflessione e, perché no?, alla preghiera e al volontariato. In questo tempo pensiamo anche alle persone costrette ad abbandonare la loro terra in cerca di una vita migliore, recuperando, almeno nel nostro cuore, qualche sentimento ispirato al Vangelo.