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Altri 23 esuberi alla Mtm-Brc di Cherasco

CHERASCO. «Lo scorso 30 settembre è stata chiusa una procedura di mobilità. Il primo di ottobre ne è stata aperta un’altra. Meno male che la Mtm-Brc doveva diventare un centro di eccellenza». Domenico Calabrese, a nome della Fiom Cgil, annuncia così la nuova apertura di una procedura di mobilità, che coinvolgerà 23 lavoratori dell’azienda produttrice di impianti a gas per le auto. Continua il sindacalista: «Quella che si è chiusa a fine settembre ha prodotto l’uscita volontaria e incentivata di 13 lavoratori. Ma quella che è stata attivata subito dopo interessa una serie di dipendenti che hanno delle limitazioni (magari una lieve invalidità oppure delle specifiche certificazioni mediche): 4 di loro sono addetti al montaggio di impianti mentre gli altri 19 si occupano di imballaggi di particolari, che poi devono essere spediti».
Solo un mese fa, dalla direzione cheraschese si annunciava che era stato firmato un accordo – che combinando 17 marchi operanti nei comparti automobilistico e industriale, con stabilimenti produttivi in Europa, Nord America, Sud America e Asia e una presenza commerciale in più di 70 nazioni e un fatturato di circa 400 milioni di dollari – avrebbe consacrato il nuovo gruppo come il principale operatore mondiale nel settore dei carburanti alternativi gassosi. Tanto che il direttore generale della Mtm-Brc Massimiliano Fissore aveva dichiarato: «La fusione delle nostre aziende è stata motivata dal desiderio di creare una società di punta, con una impronta globale allargata, efficienza operativa e un obiettivo di fondo, lo sviluppo continuo di nuove tecnologie».
Continua Domenico Calabrese: «Tanta enfasi per arrivare a immaginare un altro gruppo di esuberi di 23 persone con la giustificazione che il loro lavoro sarà affidato a una ditta esterna, nell’ottica del contenimento dei costi». Poi aggiunge: «Tempo addietro, queste persone erano state raggruppate in un solo reparto, con la scusa che a quella particolare area si chiedeva una minore produttività. E adesso la dirigenza pensa di metterli in mobilità. Ma noi non ci stiamo. A breve apriremo un tavolo, anche a livello nazionale, per affrontare la situazione. Abbiamo 75 giorni di tempo per incontrarci e trovare delle soluzioni. Che non potranno certamente penalizzare questi lavoratori».
Valter Manzone