Su questo sito utilizziamo cookie tecnici.

Conti in rosso, la Regione Piemonte rischia la bancarotta

TORINO Tornano le nubi scure sulla Regione Piemonte, che si è vista certificare dalla Corte dei conti un disavanzo negativo di 5,8 miliardi di euro relativo al bilancio 2014 a cavallo tra l’amministrazione Cota e quella Chiamparino. In quell’anno lo Stato aveva girato al Piemonte circa 4 miliardi per rimborsare i debiti arretrati nei confronti dei fornitori; la Regione li ha tenuti a margine del bilancio, in modo da poterli rendere in 30 anni; ora ne viene chiesta la restituzione in appena 7 anni, con una rata annuale da 800 milioni (a fronte di un bilancio che ne ha disponibili appena la metà). Una doccia gelata per l’ente presieduto da Sergio Chiamparino. «Il governo non ha varato il decreto che avevamo concordato con il Ministero dell’economia che ci avrebbe permesso di affrontare parzialmente il problema», ha commentato Chiamparino.

Nell’albese si temono conseguenze per i servizi strettamente legati alla Regione, a partire da quelli sanitari – con la questione del completamento dell’ospedale di Verduno – fino ad arrivare ai trasporti. Nell’immediato, una prima conseguenza si è già palesata. Chiamparino ha infatti annunciato le proprie dimissioni (irrevocabili ma congelate fino all’approvazione della legge di stabilità) da presidente della Conferenza delle Regioni. Due i motivi: «perché il Piemonte, viste le sue condizioni finanziarie, non può fare da guida a tutte le Regioni», ha motivato il governatore sabaudo, e perché, aggiungiamo, c’è delusione per il comportamento del governo, il quale al momento non ha ancora discusso il decreto “salva Piemonte” limitandosi a ribadire che le Regioni con il deficit, come il Piemonte appunto (ma ci sono anche Lazio, Abruzzo, Campania, Molise, Sicilia, Calabria e Puglia), possono evitare la bancarotta innalzando, come prevede la legge, le tasse locali (addizionali Irpef e Irap) e i ticket sanitari. Una possibilità che Chiamparino rifiuta a priori: «Se dovesse tardare il decreto “salva Piemonte” non mi assumerò certo l’onere di aumentare le tasse e rimetterò al Consiglio regionale il mio mandato», ha tuonato. Si attendono sviluppi, visto che alla luce della forte presa di posizione di Chiamparino dagli uffici romani potrebbe arrivare il via libera al piano di rientro che la stessa Corte dei conti, “grande accusatrice” del Piemonte, auspica possa essere «sostenibile e capace di non immobilizzare gli investimenti».

Enrico Fonte