Asti: vendite in caduta libera

VINO Durante la recente “Anteprima vendemmia” non si è parlato solo di qualità delle uve. Si è fatto anche il punto sull’andamento dei mercati dei principali vini a denominazione di origine. Sostanzialmente, la situazione pare positiva. Ultimamente è cresciuta parecchio l’attività di promozione commerciale volta a raggiungere mercati esteri sempre nuovi. La stragrande maggioranza dei vini a denominazione piemontesi hanno manifestato nel 2015 un buono stato di salute, con alcune eccezioni dovute a crisi di mercato contingenti oppure a strategie inadeguate che, nonostante tutto, sono state reiterate.


I casi negativi. Il dato più preoccupante (anche perché interessa 9.700 ettari e più di 5.000 viticoltori) sembra essere la caduta di vendite dell’Asti: gli oltre 100 milioni di bottiglie del 2013 sembrano lontani. Già il 2014 aveva portato una prima emorragia e il 2015 sta continuando sulla stessa strada; le proiezioni del Consorzio indicano il volume totale di mercato in 86-88 milioni di bottiglie, con 56-58 di Asti e una trentina di Moscato. Parecchi osservatori hanno fatto notare come questo trend di crescita e caduta delle bottiglie di Asti nel giro di pochi anni sembri frutto di una strategia mirata. Un’idea che a prima vista sembra pazzesca, ma l’andamento dei volumi degli ultimi anni induce qualche sospetto. A forza di trattare questo prodotto non come vino i risultati si vedono.
Frutto di una strategia poco avveduta è invece il caso del Brachetto d’Acqui: anch’esso nel 2015 conferma un mercato poco lusinghiero. La logica che ha spinto il settore a difendere il livello dei prezzi e penalizzare gradatamente e sempre di più la resa per ettaro sta producendo i frutti che molti avevano preconizzato. Ci sono, poi, 10 vini Doc che non producono più di 500 ettolitri globali (circa 66.500 bottiglie), ovvero il volume di un’azienda piuttosto piccola. Ognuna di queste situazioni meriterebbe una riflessione per trovare una soluzione adeguata.
I casi positivi. Molti sono, invece, i casi positivi. Crescono le vendite non solo di Barbaresco e Barolo, ma anche di Nebbiolo d’Alba, Barbera d’Alba, Roero Arneis, Verduno e tutto il complesso della Doc Langhe, con una nota di merito per il Langhe Nebbiolo (5.300.000 bottiglie nel 2014). Nel Monferrato, appare interessante lo sviluppo che sta valorizzando la Barbera d’Asti e la nuova Docg Nizza. Conferme vengono anche dal Ruché di Castagnole Monferrato. Notizie confortanti arrivano da due mondi che ultimamente erano parsi in forte sofferenza: quello del Grignolino sta esprimendo un certo fervore con l’arrivo di nuovi protagonisti nelle due denominazioni di riferimento. Note positive sono presenti nel settore dei vini da Dolcetto. Sembra esserci all’orizzonte una ripresa per queste denominazioni, magari senza aumenti di superficie vitata, ma con il consolidamento delle produzioni, favorito anche dai prezzi più interessanti pagati ultimamente. Dinamica è la situazione del Gavi che rivela buona solidità nei dati produttivi: 1.500 ettari vitati, una produzione tra i 12 e i 13 milioni di bottiglie, il 75% di export e il 25% di mercato italiano.

Giancarlo Montaldo