Cancellati dal Governo oltre 36 milioni per la viabilità albese, braidese e astigiana. Cirio: i fondi Crosetto non esistono più

ALBA I fondi “Crosetto” (denominati così perché previsti con un emendamento presentato da Guido Crosetto), 24 milioni di euro per la Provincia di Cuneo e 12 milioni per quella di Asti, sarebbero spariti, o meglio eliminati. Lo ha scoperto l’europarlamentare albese Alberto Cirio consultando alcuni documenti ministeriali. «Nel 2008 il Governo, con il decreto interministeriale del Ministero per lo sviluppo economico e del Ministero per le infrastrutture e i trasporti (il n. 7002 del 17 dicembre 2008, diventato operativo con visto formale dell’Ufficio centrale del Bilancio dello Stato il 9 gennaio 2009) stanzia per il Piemonte 36 milioni di euro, di cui 24 per la Provincia di Cuneo e 12 per la Provincia di Asti», spiega Cirio, «Il meccanismo prevede l’autorizzazione alla provincia di Cuneo di contrarre un muto per 15 anni per 1.650.00 euro all’anno per un totale, appunto, di 24.750.000 euro e alla provincia di Asti un mutuo sempre per 15 anni di 825.000 euro all’anno per un totale di 12.375.000 euro».

Le risorse prevedevano il finanziamento di una serie di interventi, definiti dalle Province interessate, fondamentali per il miglioramento della viabilità locale, come la variante di Pollenzo (2,2 milioni di euro), il terzo ponte sul Tanaro (12 milioni di euro), la tangenziale di Cherasco, l’adeguamento della strada provinciale 661 a Bra, la variante di Montegrosso e diverse opere complementari all’autostrada Asti-Cuneo.

Immagine d’archivio.

«Sulla base di questo decreto, negli anni, sono state avviate le procedure e le progettazioni necessarie per la realizzazione degli interventi programmati», aggiunge Cirio, proseguendo: «Nel 2011 il Governo di allora con un decreto (il n. 98 del 6 luglio 2011) stabilisce la revoca dei soldi impegnati dallo Stato fino al 2008, ma non ancora “impegnati con atti giuridicamente vincolanti, appaltati o comunque di cui si è già chiesta l’erogazione  (art. 32 comma 3). I fondi Crosetto si salvano, in quella circostanza, perché il decreto interministeriale che li aveva stanziati, pur essendo datato 2008, aveva ricevuto il visto operativo solo nel 2009. Ma nel 2013 il Governo con la legge 147 del 27 dicembre 2013, in vigore dal 2014, stabilisce (nell’articolo 1 comma 79) che la parola “2008” del decreto n. 98/2011 sia sostituita con la parola “2010”. Risultato: i fondi Crosetto autorizzati ad inizio 2009 vengono revocati ed oggi è partita la lettera che lo comunica ufficialmente alle province».

Da mesi Cirio si sta occupando della vicenda (anche perché a fine anno scade l’accordo di programma con la Regione per la tangenziale di Cherasco) e di recente ha colloquiato con l’architetto Ornella Segnalini, direttore generale per le strade e le autostrade del Ministero per le infrastrutture e i trasporti, la quale ha confermato che i fondi non sono più disponibili e che è stata inviata la comunicazione ufficiale alle Province.

«Mi domando come tutto ciò sia potuto accadere nel silenzio generale. E mi domando, anche, se sia normale dovermene accorgere io da Bruxelles. Occorre poi sottolineare che la ratio di questa legge e’ di togliere i soldi che non sono stati spesi per tempo. Ma tutto questo è paradossale, in quanto i ritardi se ci sono stati le responsabilità sono tutte romane, perché la Provincia e la Regione hanno sempre fatto puntualmente la loro parte. Se infatti i lavori non sono stati dati ancora in appalto è a causa del blocco sull’Asti-Cuneo, perché la maggior parte delle opere sono complementari a quelle autostradali,  per cui, non avendo il Governo concluso il cantiere dell’autostrada, la Regione e le Province non potevano avviare quelli per gli interventi complementari. Quindi è incredibile che il Governo, con tre righe in una legge, revochi risorse che non sono state spese solo ed esclusivamente per responsabilità sue. Ora c’è una soluzione soltanto che Regione e Provincia pretendano da Renzi il reinserimento di questi soldi, perché altrimenti non solo non avremo da questo Governo nuove risorse per comperare l’autostrada Asti-Cuneo, ma anche la beffa di vederci togliere quelle che qualcuno prima di lui ci aveva assegnato», conclude Cirio.

È intervenuto anche il sindaco di Alba, Maurizio Marello. Queste sono le sue parole: «Se la vicenda fosse confermata mi incavolerei proprio. La cancellazione dei fondi che riguarda sia la Provincia di Cuneo che quella di Asti risalirebbe alla finanziaria del dicembre 2013. Parlamentari locali che votano la finanziaria che ne prevede la cancellazione, livelli regionali dell’epoca assenti (governo Cota), la provincia destinataria dei fondi che ne sa nulla (all’epoca governo Gancia). Noi come Comune dovevamo fare il progetto preliminare del terzo ponte e trasmetterlo alla Provincia e da quasi quattro anni abbiamo fatto il compito. Poi, nel 2012, abbiamo siglato gli accordi con la società Asti-Cuneo che avrebbe dovuto costruire il ponte ed incamerare i fondi. Ora la possibile batosta. I nostri rappresentanti a Roma si impegnino per fare reintrodurre quei fondi strategici nell’attuale manovra finanziaria. Anche se è dura avere ancora fiducia nelle istituzioni anche per un sindaco».

«Se queste informazioni fossero confermate, sarebbe davvero una sconfitta per il nostro territorio», commenta Bruna Sibille, sindaco di Bra. «Stiamo parlando di una decisione che è passata nel silenzio generale a dicembre del 2013, senza che nessuno, a livello parlamentare, si sia accorto o si sia attivato per scongiurare questo “pasticciaccio alla romana” che penalizza fortemente un territorio che, specie sul fronte viabilistico e dei trasporti, è già penalizzato di suo».
Sibille aggiunge: «In questa vicenda risultiamo doppiamente “cornuti e mazziati”, visto che non abbiamo ancora l’autostrada ma al tempo stesso, per la medesima ragione, ci vengono tolti i fondi che dovevano servire a collegare la viabilità ordinaria a quella autostradale. Mi auguro vi siano ancora margini di intervento. Se così non fosse, credo che i rappresentanti del cuneese impegnati al governo o in parlamento avranno di che lavorare per trovare nuovamente fondi per il finanziamento di opere che non sono solo utili ma assolutamente necessarie. Opere per le quali gli enti locali di territorio hanno già fortemente investito, sia nella predisposizione delle diverse fasi di progettazione sia nell’adeguamento degli strumenti urbanistici».