Cresce la qualità, crescono i prezzi

UVE  È stata la vendemmia del 2011 l’ultima ad avere il supporto dei “mercuriali” delle uve diffusi dalla Camera di commercio. Ci si trovava a fine vendemmia e i prezzi scaturivano da una sorta di “contrattazione a posteriori” tra i rappresentanti dei viticoltori e dei vinificatori. Alla fine, tutti se ne uscivano scontenti. Non che le cose non fossero fatte con coscienza, ma ognuno aveva qualcosa da ridire.

 

Dal 2012 è stata inaugurata una nuova prassi: la definizione dei prezzi delle uve ai fini dei contratti agrari, ovvero per il pagamento dei canoni di affitto. All’inizio, questa soluzione ha destato qualche perplessità, perché rischiava di essere di parte. Nella realtà, non è stato così. Anzi, quelli che dovevano essere prezzi destinati solo a dare indicazioni per i canoni d’affitto, poi si sono tradotti in informazioni anche per la fase vendemmiale per il pagamento delle uve.
Anche quest’anno, quindi, Coldiretti, Confagricoltura e Cia della provincia di Cuneo hanno dato vita al tavolo di lavoro e, attraverso il confronto dei dati emersi dalle specifiche basi associative, hanno definito i prezzi per ogni uva contrattata nella vendemmia 2015. Spiega Mario Viazzi di Confagricoltura: «Il lavoro è stato particolarmente facile, vuoi per la notevole vivacità del mercato, vuoi per la qualità delle uve che possiamo definire “orizzontale” nel senso che ha riguardato tutti i vitigni coltivati in Langa e Roero». La tabella in alto riporta i valori indicativi delle varie uve destinate alla produzione dei vini Doc e Docg di Langa e Roero e permette alcune interessanti considerazioni.
Va detto, innanzitutto, che la qualità delle uve 2015 e la domanda di mercato particolarmente dinamica hanno portato a un generale incremento dei prezzi indicativi, con alcuni casi davvero eclatanti: il prezzo medio delle uve Nebbiolo da Barolo è passato da 3,15 a 4,15 euro a chilo con un aumento del 30% circa; netto il balzo anche per il Barbaresco (da 1,40 a 2,05), del Nebbiolo d’Alba e del Roero (da 1,15 a 1,60), del Langhe Nebbiolo (da 1,05 a 1,50). Anche le uve Dolcetto, che negli ultimi anni avevano segnato il passo, hanno fatto registrare un bell’incremento. L’unica voce fuori dal coro è quella del Langhe Favorita, il cui prezzo indicativo tra 2014 e 2015 è rimasto inalterato (1 euro al chilogrammo di uva).
Altra considerazione è quella relativa al confronto tra il prezzo delle uve caratterizzate da mercato libero e quello del Moscato, supportato invece da un Accordo interprofessionale, che tende a tutelarne la valutazione. Nel 2015, tutte le uve da vino di Langa e Roero (escluse solo quelle del Langhe Arneis) hanno raggiunto e superato il prezzo medio di 1 euro, poco al di sotto di quello del Moscato che quest’anno si è fermato a 1,07 euro al chilo.

La considerazione finale è orientata alla soddisfazione: finalmente, anche il libero mercato sta pagando in modo equo la qualità delle uve e questo fa ben sperare per l’evoluzione futura. In una logica di sviluppo coerente ed equilibrato del nostro territorio viticolo non è possibile solo chiedere alla viticoltura la produzione di uve di qualità. Bisogna creare i presupposti, anche economici, affinché chi lavora le vigne e produce le uve possa concretamente orientare il suo impegno produttivo alla qualità. I prezzi di quest’anno dicono che siamo sulla strada giusta.

Giancarlo Montaldo