Egea e il sogno concreto del biometano

IL COLLOQUIO Alcune settimane addietro abbiamo raccontato il progetto di Egea, che prevede la trasformazione in biometano degli scarti animali attraverso l’impianto di Ozegna, nel torinese. Parliamo ora con Massimo Cellino, responsabile del settore energie rinnovabili del gruppo.


Egea e il biometano: a che punto siamo?
«Egea ha all’attivo quattro impianti a biogas, dei quali uno già idoneo alla produzione di biometano: quello di Ozegna, sul quale si sono accesi i riflettori nel corso del terzo Forum Led di Torino. Infatti, il biometano prodotto in quel sito ha alimentato alcuni mezzi messi a disposizione da Cnh industrial (attraverso il proprio brand Iveco bus) e da Fca, utilizzati dalle delegazioni partecipanti all’evento. Sono in avanzato stadio di progettazione anche altri tre impianti: due in provincia di Cuneo, uno in provincia di Torino, mentre numerosi sono i siti potenziali presi in esame in tutto il Nord-Ovest. Siamo inoltre in attesa del completamento dell’iter di regolamentazione dell’immissione del biometano in rete, per utilizzarlo al pari del gas naturale. Al momento, infatti, l’autotrazione costituisce la sola possibilità di utilizzo del biometano».
Come si produce il biometano?
«Il biometano è ottenuto dalla “filtrazione” del biogas per eliminare l’anidride carbonica e altre impurità. Il risultato è un metano puro al 98%, addirittura migliore di quello presente nelle reti di distribuzione che, a seconda del Paese di provenienza, contiene una percentuale di metano variabile dall’85% al 98%. Il biogas è prodotto da diversi ceppi di batteri, detti metanigeni, che aggrediscono la sostanza organica di reflui zootecnici e biomasse, trasformandola in molecola di metano oltre che, appunto, in anidride carbonica. Gli impianti a biometano sono un’evoluzione di quelli a biogas: questi ultimi, infatti, solo in rari casi riescono a utilizzare completamente il calore ottenuto dal raffreddamento dei motori cogenerativi. Negli impianti a biometano invece c’è pochissima produzione di calore: l’”energia” racchiusa nei reflui zootecnici e nelle biomasse viene quasi completamente convertita in metano, senza sprechi».
Qualche numero?
«L’impianto di Ozegna può produrre 1 milione di metri cubi di biometano l’anno. Con l’attivazione degli altri impianti in progetto potremo quadruplicare la produzione, che corrisponde all’incirca al fabbisogno annuo di gas (uso riscaldamento, cottura e acqua calda sanitaria) di oltre 3.000 famiglie, il 20 per cento delle famiglie di Alba».
Quali le prossime iniziative legate al progetto?
«Egea ha in progetto la realizzazione di numerosi impianti di questo tipo con l’obiettivo di immettere questo prezioso gas nella rete nazionale. Trattandosi della medesima rete che alimenta alcuni degli impianti di teleriscaldamento del gruppo, questo significherà puntare al soddisfacimento del fabbisogno energetico dell’azienda con un prodotto ottenuto a livello locale (e non acquistato sulle piattaforme internazionali) trasformando in energia quello che sarebbe altrimenti uno scarto di produzione. Virtualmente sarà come teleriscaldare Carmagnola, Fossano, Alessandria o la stessa Alba con il biometano prodotto localmente, utilizzando la rete nazionale come vettore. Evidentemente è nei progetti Egea anche la realizzazione di distributori di biometano per l’autotrazione, sia civile che agricola. Su questo importante progetto continua il dialogo avviato con i gruppi Fiat Chrysler automobiles e Cnh industrial di cui fanno parte i noti marchi di Iveco, Case IH e New Holland agriculture. Queste realtà, così come Egea, hanno individuato nel biometano un obiettivo di sviluppo. È evidente come il grandissimo interesse ambientale, economico e anche strategico di questa attività, collegato alla fattiva collaborazione dei gruppi citati, potrebbe portare questa linea di business di Egea a sviluppi davvero di rilevantissima dimensione».
Matteo Viberti