La Caritas albese è scesa in piazza: «È allarme povertà»

SOCIETÀ Don Luigi Alessandria è direttore della Caritas albese e del centro di accoglienza di via Pola. Con lui parliamo della “nuova povertà” e di una data importante: il 7 novembre.

Cosa è accaduto sabato  don Alessandria?
«Le diciassette Caritas diocesane presenti in Piemonte e Valle d’Aosta sono scese in piazza. L’obiettivo è la sensibilizzazione dell’intera cittadinanza – non solo i fedeli cattolici – sul tema sempre più urgente della povertà estrema nel nostro Paese e nel contesto territoriale piemontese. Quattro milioni e 102 mila sono le persone che, in Italia, vivono sotto la soglia di povertà assoluta, ovvero mancano di risorse che permettano loro di mangiare tutti i giorni. Si sta ingrossando l’onda di poveri, soprattutto italiani, che affollano i centri di ascolto e servizio delle chiese della nostra regione».


Qual è stato il ruolo della Caritas albese durante l’evento del 7 novembre?
«La situazione del panorama albese – efficiente sul piano associazionistico e assistenziale, ma frammentario nei vari enti e istituzioni esistenti – è tale da rendere talvolta difficili programmazioni anticipate. Ci ispireremo a realtà come quella biellese, che da tempo agisce su vari livelli sociali per coinvolgere i cittadini nella lotta alla povertà. Abbiamo puntato sulla diffusione dell’informazione e la sensibilizzazione, anche perché la povertà locale sta cambiando in fretta e servono nuove strategie di gestione».

Che cosa intende dire?
«Un tempo i poveri erano perlopiù stranieri, indigenti per periodi di tempo determinato che, ad esempio, si fermavano al centro di accoglienza il tempo necessario per trovare un lavoro e poi lasciavano il posto a qualcun altro. Oggi abbiamo molti over cinquanta che “rimangono” nella struttura, sono senza casa e famiglia, molti di loro italiani. Solo al centro di accoglienza ospitiamo circa 18 individui nel dormitorio (significa che sono persone senza dimora), offriamo circa 60 coperti a cena, accogliamo 10 rifugiati politici. La situazione è drammatica e i poveri risultano in incremento. Non dobbiamo sottovalutare questo fenomeno. Ad Alba esiste una ricchezza diffusa, ma la povertà è altrettanto estrema. La sproporzione tra le due condizioni è preoccupante».

Matteo Viberti