L’alleanza contro la povertà chiede l’introduzione del reddito di inclusione sociale

TORINO Inserire il reddito di inclusione sociale nella legge di stabilità. Lo chiede con forza l’alleanza contro la povertà, il gruppo piemontese a cui aderiscono numerose realtà tra cui la Caritas, le Acli, il Banco alimentare, i sindacati, l’Azione cattolica, il volontariato vincenziano. Da alcuni mesi  l’alleanza è impegnata a promuovere risposte concrete alla povertà assoluta che in Italia riguarda oltre 4 milioni di persone. Erano meno di due nel 2007. Anche se non esistono numeri regionali precisi sulla situazione di povertà assoluta, ciò che emerge dai dati disponibili è un panorama di estrema difficoltà. La crisi ha picchiato duro in Piemonte, cresce l’indice di diseguaglianza fra il 20% dei cittadini più ricchi e il 20% di coloro che hanno un basso reddito, crescono le persone che  vivono in famiglie a bassissima “intensità di lavoro” (era  il 14,5% nel 2012), crescono i provvedimenti di sfratto. Già nel 2012 l’Ires Piemonte lanciava l’allarme: 960 mila piemontesi vivono in famiglie che possono contare solo  su un reddito inferiore al 1200 euro al mese. Dall’alleanza  contro la povertà in Piemonte ci si attende per il 2015 un  ulteriore peggioramento. Da qui la pressione per un cambio di rotta, che preveda interventi strutturali. «A livello regionale – ha spiegato Massimo Tarasco, presidente regionale Acli, nel corso di una conferenza stampa a Torino (foto) – abbiamo lavorato intensamente  raccogliendo le diverse esperienze, intensificato i rapporti con le istituzioni, giudichiamo positivo il cambio di marcia di questo governo, ma ribadiamo che sono necessarie più risorse per raggiungere una fetta di popolazione bisognosa più grande. Chiediamo anche più velocità nelle scelte». E non poteva mancare l’appello, o meglio la condanna per il taglio dello stanziamento per i Caf.

Ma che cosa è il Reis (reddito di inclusione sociale)? Si tratta di una misura nazionale di sostegno a tutte le famiglie che vivono nella povertà assoluta, cioè quella soglia che impedisce alle persone l’accesso ai beni essenziali come il cibo, la casa, l’educazione, gli abiti. Si tratta di una proposta ideata da un gruppo di esperti coordinato da Cristiano Gori, un docente dell’università Cattolica di Milano. Il Reis è una misura di contrasto alla povertà fondato su un mix di sostegno al reddito, con servizi alla persona e azioni di reinserimento occupazionale.

La povertà è una questione che riguarda l’intera società, è necessario, urgente, un cambio di mentalità e di cultura. A ribadirlo è stato Pierlugi Dovis, responsabile regionale della Caritas. «Il Reis è utile, serve, senza la nostra azione sarà sempre più di supplenza fino a diventare impossibile. Come Caritas non vogliamo andare avanti da soli, anzi non dobbiamo. Il nostro compito è educativo». Per questo in tutte le città sedi vescovili in Piemonte sabato 7 novembre i vescovi e i responsabili delle Caritas diocesane scenderanno in piazza, nelle strade per sensibilizzare sul tema urgente della povertà assoluta e su come si può affrontare. Verranno forniti dati, proposte, dialoghi, materiale informativo che aiutino a riflettere. Un gesto concreto che potrà diventare un esempio da imitare in tutto il resto del Paese.

Chiara Genisio – Agenzia giornali diocesani