Una vendemmia a cinque stelle

VITICOLTURA Il Centro incontri della Regione, a Torino, ha accolto la diciannovesima edizione di “Anteprima vendemmia”. Alle voci annunciate di Giorgio Ferrero (assessore regionale all’agricoltura), Giorgio Bosticco (presidente di Piemonte land of perfection) e Giulio Porzio (presidente della Vignaioli piemontesi), si sono aggiunte quelle di Filippo Mobrici, Pietro Ratti e Gianni Marzagalli, presidenti dei consorzi “Barbera d’Asti”, “Barolo Barbaresco Alba Langhe Dogliani” e “Asti”.

Molti gli spunti scaturiti dai vari interventi. Uno su tutti merita la priorità e riguarda la grandezza dell’annata 2015, una delle vendemmie che farà nel tempo più parlare di sé. L’alternanza climatica del 2015 ha generato un’annata di qualità un po’ in tutti i vitigni, da quelli precoci (Arneis, Chardonnay, Moscato e Dolcetto) a quelli a maturazione intermedia (Freisa, Pelaverga, Grignolino) fino a quelli che maturano più tardi, come Barbera e Nebbiolo. Spesso capita che la qualità dei vitigni precoci precluda quella dei tardivi o viceversa. Quest’anno non è stato così: tutto è risultato molto buono, se non addirittura eccellente.
Interessante la riflessione proposta dall’assessore Ferrero: il settore vitivinicolo piemontese, con il suo 80% di vini Doc e Docg sul totale, ha forti riferimenti con le aree più vocate del territorio regionale. Tutt’altra cosa rispetto ad altri comparti agricoli, dove i prodotti esprimono una disarmante anonimità. Il fatto poi che i paesaggi vitivinicoli di Langa-Roero e Monferrato dal 2014 appartengano al patrimonio dell’umanità sottolinea il binomio vincente che c’è tra uomo e territorio e che va salvaguardato a tutti i costi.
Altro elemento interessante è scaturito dalla riflessione tecnica di Daniele Dellavalle (Vignaioli piemontesi) sul parallelismo fatto da molti tra l’annata 2015 e il 2003. Sono state due annate “calde”, ma con sviluppo climatico molto diverso: nel 2003, il lungo periodo di caldo torrido aveva determinato la produzione di vini disarmonici; nel 2015, invece, il caldo non si è protratto in modo esagerato e la sua alternanza con un clima più temperato sta facendo nascere vini di bella struttura e grande armonia.
Significativi sono, poi, gli elementi economici 2015: prima di tutto, la superficie vitata in produzione ha fatto riferimento a 43.533 ettari, 360 in meno di quelli dell’anno precedente (43.893). Non sappiamo se, dopo anni di emorragia, la perdita di vigneto si sia finalmente fermata. Certo è che tra il 2013 e il 2015 è molto rallentata.
Quanto al dato produttivo 2015, vanno segnalate concrete differenze rispetto ai valori previsionali dell’estate scorsa. Se in fase di previsione si pensava a un incremento produttivo dell’8-10% rispetto al 2014, a vendemmia ultimata l’aumento è ben ridimensionato. I dati ufficiali della Regione parlano di una produzione di 2.466.919 ettolitri, ovvero solo il 2,74 in più dell’anno scorso. Infine, le stelle alle uve. Anche quest’anno, a seguito del lavoro di verifica della maturazione, il gruppo tecnico ha definito il punteggio-qualità per ogni vitigno: i voti sono molto alti, praticamente almeno 4 stelle per tutti i vitigni (ottimo) con alcune performance di eccellenza (5 stelle) per Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Erbaluce, Cortese e Grignolino.

g.m