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Diciassette licenziamenti alla Mtm-Brc

CHERASCO Sono 17 i dipendenti della Mtm-Brc di Cherasco, che passeranno un triste periodo natalizio. Per loro sotto l’albero ci sarà una lettera di licenziamento. La vicenda, che si trascinava ormai da mesi, si è conclusa nel peggiore dei modi: nella riunione tecnica, che si è svolta al tavolo regionale nel pomeriggio di lunedì scorso, l’azienda non ha ceduto, confermando la volontà di procedere con il licenziamento di 17 dei 23 dipendenti che erano inizialmente in lista. Questo doloroso taglio, già ipotizzato all’inizio del mese di novembre, seguiva di poche settimane l’annuncio della fusione della ditta cheraschese – produttrice di impianti gpl per auto – con una grande azienda canadese. Che la dirigenza aveva salutato come un’operazione che avrebbe portato gli stabilimenti piemontesi a essere il polo principale di produzione. Invece nel suo piano di revisione dell’organico, la Mtm-Brc ha ipotizzato la chiusura del reparto di imballaggio e il relativo licenziamento delle lavoratrici, quasi tutte donne, tra le quali alcune portatrici di handicap e altre con delle limitazioni mediche.

 

Spiega Barbara Tibaldi, segretario provinciale Fiom Cgil: «L’incontro in Regione è finito male. I vertici della Mtm-Brc, accompagnati da funzionari di Confindustria, trincerandosi dietro il fatto che questa operazione dei licenziamenti “è volontà della proprietà” non hanno voluto sentire ragioni. Spiegando che a 17 dei 23 dipendenti inizialmente in lista per essere licenziati, avrebbero inviato la lettera ancora prima delle festività natalizie». Poi aggiunge: «La nostra richiesta all’azienda era stata quella di trasformare il licenziamento in fuoriuscita volontaria. Sappiamo che in altri reparti ci sarebbero dei volontari pronti ad accettare questa proposta. Però non siamo stati ascoltati».

Prima della precedente riunione in Regione i sindaci dei comuni di Bra, Cherasco e Narzole (nei quali risiedono le lavoratrici) avevano inviato una missiva con la quale chiedevano all’azienda un’eventuale sospensione della procedura di licenziamento in attesa di vedere il piano industriale.

Conclude Barbara Tibaldi: «Noi non accetteremo questa operazione, che va a colpire donne che hanno situazioni famigliari alle spalle complesse, con figli da accudire, o addirittura con limitazioni fisiche certificate. Certamente impugneremo i licenziamenti e andremo davanti al Giudice. Grazie al fatto che le lettere di licenziamento arriveranno prima della fine dell’anno, il dipendente avrà una copertura di 2 anni per quanto concerne la mobilità. Entro tale periodo confidiamo di aver risolto la situazione».

Valter Manzone