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Maina, una nuova “casa” a Fossano per aumentare la produzione

FOSSANO Un grande nastro rosso, simbolo di gioia, felicità e allegria. È questa l’idea alla base della nuova “casa” Maina, presentata a Fossano, giovedì 17 dicembre. Oltre 20 i milioni di euro investiti dalle famiglie Brandani e Di Gennaro, da 50 anni alla guida dell’azienda, nata a Torino nel 1964, a Fossano dal 1974, diventata uno dei colossi mondiali nella produzione di prodotti lievitati. 250 dipendenti, per 120 mila tra panettoni e pandori prodotti ogni giorno esportati in oltre 40 paesi del mondo. Senza dimenticare le origini e le peculiarità dei prodotti Maina: 60 ore di lavorazione  per  un panettone, 50 per un pandoro, senza scorciatoie, come recita lo slogan “Piano piano, buono buono”.

«Abbiamo  pensato  di  dotarci  di una  struttura  produttiva  esteticamente sorprendente. È  nata così la “casa” del panettone Nocciolato e delle altre nostre specialità dolciarie», ha spiegato l’amministratore delegato Marco Brandani, «I lavori sono iniziati in concomitanza con i nostri 50 anni. L’attuale potenziamento della linea con nuova tecnologia e automazione ci permetterà di aumentare la capacità produttiva di circa il 30% riuscendo a soddisfare le sempre più numerose richieste che giungono dai mercati italiani e internazionali».

Un anno e mezzo di lavori e oltre 150 addetti impiegati per ampliare la superficie dell’azienda di 4.000 metri quadrati e realizzare un nuovo laboratorio per analisi chimiche, fisiche e sensoriali su materie prime e prodotto finito, la nuova area degli uffici amministrativi e il nuovo punto vendita aziendale. Il progetto porta la firma dell’architetto cuneese Gianni Arnaudo. Queste sono le sue parole: «Ho voluto tracciare un segno forte e unico, un grande nastro rosso, che dall’esterno penetra nell’edificio avvolgendosi in una scala aerea e scultorea per poi  uscirne e riflettersi nella superficie specchiante di un piccolo lago. L’idea era richiamare la grazia dei movimenti di danzatrici dell’estremo Oriente ed è sottolineata da un’ironica spirale di luminosi pandori bianchi, che  diventano anche tavoli o sgabelli  d’oro, e dalle poltrone realizzate con una finitura lucidissima in un rosso che le rende quasi golose».

Marcello Pasquero