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Intervista al ministro Poletti. Ecco come cambia il lavoro

FONTANAFREDDA Il ministro ospite del Laboratorio di Resistenza permanente

Dall’invenzione del fuoco all’invenzione di Internet: come è cambiato e come cambierà il lavoro? È l’interrogativo che Oscar Farinetti, padrone di casa, ha posto al ministro del lavoro Giuliano Poletti, ospite della fondazione E. di Mirafiore sabato scorso.


Ministro Poletti, ha un primo bilancio sul Jobs act?
«Per avere un bilancio completo saranno necessarie alcune settimane. Al momento si contano quasi un milione di persone che, dall’entrata in vigore del Jobs act, hanno ottenuto un contratto a tempo indeterminato ma credo che supereremo quella cifra. Il contratto a tempo indeterminato è così tornato a essere la normalità e non l’eccezione. Il Jobs act, inoltre, è entrato nel sistema e si è radicato. Chi è stato assunto a tempo determinato, grazie al minor peso fiscale, probabilmente continuerà a lavorare in quell’azienda perché abbiamo reso il contratto a tempo indeterminato meno caro degli altri. La prima spallata a un vecchia mentalità sul lavoro è stata data ma abbiamo ancora molta strada da fare».

Che cosa intende?
«Siamo stati abituati, erroneamente, che la propria vita è il lavoro. Al contrario si deve ricercare la soddisfazione della propria vita al lavoro. Per fare questo è necessario capire e operare rispettando l’evoluzione della vita a vent’anni, a quaranta e a sessanta e le diversità di genere. Bisogna accogliere le sfide ma anche i vantaggi che la tecnologia porta con sé e di come gli spazi e i tempi si siano accorciati e ridotti. L’impresa deve essere vissuta non come il luogo in cui il lavoro è sfruttato ma come un’infrastruttura sociale aperta e dinamica. È necessario credere nella possibilità del successo piuttosto che stigmatizzare per un fallimento».

L’evoluzione del mercato del lavoro è in costante accelerazione. Qual è lo spazio dei sindacati?
«Il sindacato è stato, è e probabilmente resterà una parte importante della nostra società. La domanda a cui tutti siamo chiamati a rispondere è se le regole, gli strumenti e le interpretazioni di ieri possono andare bene anche domani. Siamo messi alla prova. Noi ci assumiamo le responsabilità. Il sindacato, che auspichiamo non abbia un atteggiamento di chiusura, ha il suo futuro tra le mani. Al confronto noi siamo pronti».

Gli appuntamenti della fondazione E. di Mirafiore proseguiranno venerdì 29 gennaio alle 18.30 con Michele Santoro, che terrà una lezione dal titolo Il talk è morto; la politica è viva? Per domenica 31 gennaio alle 16 è in programma lo spettacolo teatrale rivolto alle famiglie La fiaccola dei desideri, a cura dell’associazione Realtà Debora Mancini.

Manuela Anfosso