Su questo sito utilizziamo cookie tecnici.

L’industria della provincia di Cuneo inizia il 2016 nel nome del pessimismo

CUNEO Il nuovo anno si apre all’insegna del pessimismo per l’industria della provincia di Cuneo, che accusa una brusca battuta d’arresto rispetto alla seconda metà del 2015, quando il settore manifatturiero aveva registrato un generale miglioramento delle aspettative su produzione, ordini, occupazione e redditività. L’indagine congiunturale di previsione per il primo trimestre 2016, realizzata dal Centro studi di Confindustria Cuneo su un campione di circa 300 imprese intervistate, evidenzia una svolta negativa del clima di fiducia, sebbene nei due trimestri precedenti si fossero delineati alcuni segnali incoraggianti. La situazione non cambia per le aziende di servizi, mentre a livello generale l’unico macro indicatore che resta di segno positivo e sembra lasciar spazio a qualche speranza è l’export. Il fatto che anche le previsioni – finora già sempre regolarmente smentite dai fatti – tornino ad essere negative, allontana l’ipotesi di una inversione di tendenza rispetto alla lunga fase di stagnazione e conferma che la crisi non è finita.

Nel primo trimestre 2016 rispetto al quarto trimestre 2015, il saldo ottimisti-pessimisti (ossia la differenza tra gli imprenditori del settore manifatturiero che prevedono un miglioramento e quelli che ipotizzano un peggioramento degli indicatori nel periodo preso in considerazione) riporta valori percentuali negativi sui fronti principali: la produzione passa dal +9,4% a -2,9% (-12,3%); gli ordini da +5,2% a -3,4% (-8,6%); l’occupazione da +4,1% a -2,9% (-7%); la redditività da +14,6% a -14,1% (-28,7%). Unico dato in controtendenza resta l’export, che guadagna più di 18 punti percentuali risalendo da -12% a +6,1%. La situazione non migliora se si guarda al ricorso alla cassa integrazione, che passa dal 17,6% del trimestre scorso al 25,6% di inizio 2016: più di un’impresa su quattro. Il tasso di utilizzo degli impianti cede leggermente (da 71,9% a 70,6%), così come aumentano un poco le aziende manifatturiere che segnalano ritardi negli incassi (da 43% a 44,9%). Relativamente stabile la composizione del carnet ordini, mentre si rafforza di qualche punto percentuale l’attività di investimento.

L’inversione di tendenza negativa è meno inaspettata nel settore dei servizi, le cui aziende avevano già dato qualche segnale di cedimento nelle previsioni per l’ultimo trimestre 2015. Il saldo ottimisti-pessimisti peggiora sensibilmente ma resta pur sempre positivo per quanto riguarda i livelli di attività (da +15% a + 8,3%) e i nuovi ordini (da +9,2% a +3,6%), mentre la redditività, già negativa a fine 2015 (-2,5%) cala ulteriormente a -7,2%. Migliorano le attese sull’occupazione (da +11,3% a +15,5%), sui programmi di investimento significativi (da +21,5% a +25%) e sui tempi medi di pagamento (da 71 a 69 giorni), ma non nelle transazioni con gli enti pubblici (da 121 a 125 giorni per incassare). Il tasso di utilizzo delle risorse passa dall’85,5% all’82,9%. La metà delle aziende intervistate ha un portafoglio ordini non superiore a tre mesi.