Si è riunito il tavolo nazionale sui tartufi

ROMA Il viceministro cuneese della politiche agricole, alimentari e forestali, Andrea Olivero, ha coordinato il tavolo di lavoro nazionale sui tartufi, convocato a Roma, al quale hanno partecipato tutte le principali organizzazioni del comparto, comprese alcune della “Granda”. L’obiettivo era di affrontare i problemi fiscali, economici, della ricerca e della produzione legati al pregiato fungo.

Al mondo del tartufo Gazzetta d’Alba, sul numero in edicola, dedica un ampio servizio.

Viceministro Olivero, cosa è emerso dall’incontro?

«Si è discusso – risponde Olivero – di tracciabilità del prodotto, di fiscalità, di modalità per la messa in commercio di alimenti a base di tartufo, di promozione e valorizzazione della qualità italiana. L’obiettivo è stato quello di avviare un processo di regolamentazione che sia funzionale alla crescita del settore in logica di filiera. Come molti degli intervenuti hanno dichiarato, occorre tutelare chi coltiva, chi commercia, chi trasforma e soprattutto chi consuma. Del resto il tartufo è, innanzitutto, un alimento ed è necessario garantirne la tracciabilità: requisito fondamentale per il consumatore, ma anche strumento di tutela del prodotto nazionale rispetto ai tartufi di provenienza estera. Per quanto riguarda la fiscalità vi è una comune valutazione sulla necessità di superare le incongruenze dell’attuale sistema di tassazione, andando verso il riconoscimento del tartufo come prodotto agricolo. Infine, occorre mettere in campo, con impegno e determinazione, iniziative ad hoc per valorizzarne l’eccellenza, considerando le “sue” notevoli potenzialità sul mercato nazionale e internazionale».

I traguardi concreti ai quali si intende arrivare?

«In accordo con il ministro Martina vogliamo giungere il prima possibile a una revisione della normativa attuale del settore che, al tempo stesso, dia garanzie sulla tracciabilità e non vada a oberare di burocrazia i cercatori e i coltivatori di tartufo. Oggi troppe volte non riusciamo ad avere certezze sul prodotto, lasciando spazio a truffatori ed evasori. Il tartufo è un frutto del sottobosco, ma non vogliamo che anche il settore rimanga nel sottobosco: trasparenza e regole certe servono per dare ulteriore lustro ad un prodotto che rende onore al nostro Paese».

I vantaggi per la provincia di Cuneo?

«Non è certo un caso se il tartufo bianco pregiato viene chiamato in tutta Italia “tartufo bianco d’Alba”. La nostra provincia ha un grande interesse a garantire tutti gli operatori di questa filiera, che assicurano reddito in modo diretto ed indiretto a molte imprese. Turismo, enogastronomia, export agroalimentare sono comparti che non possono che avere benefici dallo sviluppo del comparto tartuficolo. Bisognerà cambiare qualche abitudine, ma sono certo che il vantaggio di una maggiore trasparenza per tutti compenserà ogni sforzo».