Sommariva Bosco rende onore a Gio Maria Betrone, antico benefattore

SOMMARIVA DEL BOSCO Il Comune  ha risistemato la tomba commemorativa di un illustre benefattore del paese. L’iniziativa è stata portata all’attenzione della Giunta guidata da Matteo Pessione dalla professoressa Anita Piovano, studiosa di storia locale. «Al numero 37, nella parte “vecchia” del cimitero – racconta l’ex insegnante – addossata alla parete rivolta verso la chiesa di Santa Maria, c’è la tomba di Gio Maria Betrone; al centro un cippo con una scritta con la quale il Comune ne onorava l’operato. In una delibera, presente nell’Archivio storico, datata 16 settembre 1938, risulta che il Podestà, nell’intento di onorare il personaggio, deliberava di procedere ad una sistemazione decente della tomba consistente nel rivestimento di tutta la parete in graniglia con la sistemazione di tutta l’area antistante; posa di pilastrini e catene, per la spesa in preventivo di 600 lire».

La parrocchiale sommarivese

Fino a poco tempo fa, però, la tomba era rimasta in stato di abbandono e invasa da erbacce. Una situazione non degna della generosità che Betrone dimostrò verso il suo Comune. Nato a Sommariva Bosco l’8 giugno 1846 da una famiglia di contadini, diventò avvocato e notaio e per molti anni fu consigliere comunale in paese con nette prese di posizione su alcuni importati progetti, che hanno segnato la storia del centro roerino. Gio Maria Betrone morì il 27 giugno 1914 e nel suo testamento olografo redatto a marzo, «istituiva e nominava erede universale delle sostanze da lui morendo dimesse il Comune di Sommariva del Bosco». L’asse ereditario era cospicuo: la parte più sostanziosa era costituita da quella che negli atti viene definita «Cascina Betrone», che comprendeva stabili, terreni e boschi. Dalla vendita di alcuni beni si ricavarono 132.450 lire che vennero reinvestite. L’eredità Betrone diventò «la parte sostanziale del patrimonio mobiliare del Comune», che in data 26 ottobre 1935 ammontava a lire 200.000. Già nel 1923 il Comune dispose di intitolargli una via e di apporre una lapide commemorativa in municipio che oggi si trova al secondo piano, quasi illeggibile e dimenticata.