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«Sono stata beffata per due volte dalla mia banca»

Caro direttore, circa due anni or sono mi sono rivolta alla mia banca per investire alcuni risparmi. Il direttore mi ha consigliato i Paesi emergenti. Dopo un anno ricevo la lettera delle cedole in perdita di 1.700 euro. Premetto che non sono un’accanita della Borsa che ogni giorno controlla l’andamento, perciò volevo limitare i rischi ed evitare di andare al di sotto del mio capitale con delle obbligazioni tranquille. Nonostante le rassicurazioni mi sono trovata l’amara sorpresa e poi, grazie al vicedirettore che si è preso carico del mio caso, nel giro di 18 mesi ho recuperato un po’ di quel che avevo perso ma non tutto. Ho poi svincolato parte del gruzzoletto per essere consigliata con un altro investimento a basso rischio che, puntualmente, dopo un solo mese o poco più mi aveva già fatto perdere il mio capitale in parte. Svincolati entrambi gli investimenti, sono stata ancora una volta beffata dalla mia banca che mi comunica tramite lettera che la carta bancomat, fino a quel momento gratuita, sarà a pagamento di 10 euro annui. Se ci fosse un’associazione consumatori che verificasse cosa ne fanno dei nostri risparmi, non succederebbero situazioni del genere. g.s.

 

Non me ne intendo molto di finanza e di banche. Ma su Gazzetta abbiamo trattato più volte l’argomento con il nostro esperto Giacomo Battaglino. Nel numero scorso, in particolare, abbiamo fatto il punto sulla situazione segnalando le cose da sapere. Il punto fondamentale da capire, a mio parere, è che ogni investimento comporta dei rischi, più o meno grandi. In particolare, le obbligazioni subordinate sono strumenti ad alto rischio, anche se possono portare ottimi rendimenti. Forse, poi, non è il caso di investire tutti i risparmi su un unico prodotto bancario, ma è meglio diversificare. Investire nei Paesi emergenti, inoltre, è più rischioso che farlo in Europa o Stati Uniti. Il vero problema, però, sorge quando è il personale della propria banca di fiducia, magari costretto dagli amministratori e dai dirigenti dell’istituto di credito, a convincere per un certo investimento, minimizzando i rischi o non citandoli affatto. In questo caso, nonostante le paginate di spiegazioni allegate, scritte magari in un linguaggio tecnico e astruso, si può configurare l’ipotesi della truffa. Una considerazione finale: le banche sono uno strumento utile e necessario, ma i soldi devono nascere dall’economia reale, non dalle speculazioni finanziarie.