La strana storia di una lettera purtroppo raccomandata

Gentile direttore, vorrei raccontarle la mia (dis)avventura. Non basta la consegna dei giornali e della corrispondenza quando capita, pure le raccomandate sono un incubo.

La mia vicenda inizia con un avviso trovato nella buca delle lettere per il ritiro di una missiva indirizzata a mia moglie. Un venerdì lascio l’ufficio (sono un libero professionista e mia moglie ha un lavoro a cui non può derogare), munito di delega e dopo aver compilato il documento recante tutti i dati richiesti. Abito in un paese del Roero con ufficio postale, ma per il ritiro devo recarmi a una decina di chilometri, presso una società a cui Poste italiane – o il committente?, non saprei –ha delegato il compito. Arrivo e scopro che la raccomandata non è nelle mani dell’impiegata. Pare io sia stato troppo sollecito. Servono tre giorni lavorativi. Mah…
Mi ripresento, dunque, la settimana successiva e stavolta scopro che – nonostante non sia precisato nelle istruzioni ricevute, che richiedono il numero della carta d’identità, non altro –, occorre il documento. Discussione, rassegnazione, invio della carta via mail, finalmente la consegna della missiva. Esco, infuriato, con la lettera tra le mani e – beffa nella beffa – mi accorgo che è indirizzata a una persona con il medesimo cognome di mia moglie ma con un altro nome. Rientro. Stupore, sconcerto. Poi, l’impiegata: «Visto che abita vicino a lei, potrebbe consegnare anche questa lettera?». Il disappunto e l’ira repressa devono essersi dipinti sul mio viso.
«No scusi, ha ragione. Ecco la sua». Conclusione: ho perso giorni e constatato di persona l’“efficienza” del servizio postale odierno.
Lettera firmata

In questo caso mi pare che si sia trattato di una serie imprevedibile di disguidi. È vero, comunque, che la consegna rapida e puntuale della posta, tanto più se si tratta di una raccomandata, è uno di quei servizi che danno l’idea di un Paese che funziona, di attenzione ai cittadini, soprattutto quelli più svantaggiati perché vivono al di fuori dei grandi centri metropolitani. Purtroppo non sempre è così, come appare anche dal Piano di Poste italiane di consegna a giorni alterni, o meglio a scacchiera (una settimana il lunedì, il mercoledì e il venerdì, quella successiva il martedì e il giovedì), che riguarda i Comuni con meno di 30 mila abitanti e una densità inferiore a 200 abitanti per chilometro quadrato.