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Confronto su salute e ambiente con Saitta e Valmaggia

VALLE BORMIDA Non capita spesso che due assessori regionali vengano in Valle Bormida per affrontare uno dei temi più controversi e dolorosi del dopo-Acna: le conseguenze sulla salute causate dall’inquinamento dell’ex azienda chimica di Cengio. L’appuntamento è per giovedì 7, con i responsabili regionali della sanità Antonio Saitta e dell’ambiente Alberto Valmaggia attesi alle 15.30 nel municipio di Cortemilia dai sindaci del tratto cuneese della Valle.

Sacchi di amianto nel 2013 all’Acna provenienti dai lavori di bonifica.

Al centro dell’incontro, la richiesta di un’indagine epidemiologica per verificare l’impatto dell’Acna sulla salute dei valbormidesi. A portare avanti l’istanza è stato il vicesindaco di Camerana Piergiorgio Giacchino, fondatore dell’Associazione lavoratori Acna ed ex presidente della Comunità montana. «Come rappresentante dei sindaci della Valle ho chiesto all’Arpa di promuovere un’indagine epidemiologica nei paesi più vicini all’Acna, dal confine con la Liguria fino a Cortemilia. Nel 2003, come Associazione lavoratori Acna, avevamo ottenuto il riconoscimento del rischio chimico, con benefici previdenziali per gli ex dipendenti. Da quel momento, però, non sono state fatte altre valutazioni epidemiologiche. Il problema continua a crescere e non ci sono dati recenti», afferma Giacchino, sottolineando che nel tratto di vallata più vicino a Cengio continuano a registrarsi decessi e patologie tumorali collegate all’inquinamento da ammine aromatiche e amianto. E in Liguria, specie tra Cengio e Millesimo, dove vive la maggior parte degli ex lavoratori Acna, il problema è ancora più grave. «A Cengio c’era la più elevata concentrazione d’Europa di ammine aromatiche, ma non esistono dati aggiornati sugli effetti per la salute. In Liguria ritengo ci siano state delle omissioni dolose», aggiunge Giacchino.

Nel corso degli anni si è parlato più volte dell’incidenza dell’inquinamento sulla salute dei valbormidesi. Nel 2010, a Prunetto, in un convegno promosso dall’Associazione lavoratori Acna, emerse che erano 658 gli ex dipendenti esposti ad ammine aromatiche e quindi a rischio di tumore alla vescica, ma già nel 1992, ad Acqui Terme, il professor Cesare Maltoni, dell’istituto Sant’Orsola di Bologna, parlò di un indice di mortalità per cancro in Valle Bormida simile a quello delle aree industriali. Nel 2011 infine, l’Associazione italiana di epidemiologia inserì la zona di Cengio e Saliceto tra le 44 aree italiane in cui il tasso di mortalità per tumore è superiore alla media nazionale.

L’indagine epidemiologica potrebbe anche essere utile nella definizione del danno ambientale che la Valle attende da anni. «La verifica del problema certificherà ancora una volta che il danno è più circoscritto di quanto dicano le ipotesi di risarcimento di cui si parla», conclude Giacchino, ribadendo un concetto più volte espresso dai sindaci dell’Alta Valle, ossia che l’indennizzo debba essere maggiore per le aree più vicine alla fonte dell’inquinamento.

Corrado Olocco