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Fondazione Crc, Antonio Degiacomi: le ragioni della sconfitta

Di seguito pubblichiamo la lettera che ha recapitato alla nostra redazione l’albese Antonio Degiacomi in seguito alla votazione per la presidenza della fondazione Crc che ha premiato il suo sfidante, il cuneese Giandomenico Genta.

Gentile Direttore,

quale pagina si può meditare quando due consiglieri della fondazione Crc la mattina ti confermano che ti voteranno e alle cinque della sera si comportano diversamente? Potrebbero essere i versetti di Matteo su Giuda (26, 14-16 e altri). Troppo drammatico. Potrebbe essere la pagina di Leonardo Sciascia sulla divisione dell’umanità in categorie, tra le quali gli ominicchi e i quaqaraquà. Troppo amara. Forse conviene ricorrere a una bella autocritica, genere letterario in voga ai tempi di Stalin, ma che può ancora avere qualche utilità.

E allora devo ammettere prima di tutto di aver lavorato così male in questi cinque anni in fondazione Crc da indurre grandi alfieri dell’albesità come Cirio e Rabino, finalmente rappacificati, o come l’Associazione commercianti albesi a sostenere – con disagio e sofferenza, ne sono certo – una candidatura cuneese contrapposta alla mia. Aver voluto introdurre criteri di trasparenza e meritocrazia per l’erogazione dei contributi ha complicato certamente la vita a tanti sindaci, che non hanno potuto far altro che ribellarsi alla burocrazia oppressiva. Anche il Sindaco di Santo Stefano Belbo, che era stato il primo a chiedermi di candidarmi, l’ha capito quando gliel’ha spiegato Cirio. Ed è intollerabile che si facciano dei bandi nei quali non tutti vincono. Inoltre sono stato presuntuoso nel mettermi in gara con chi può promettere posti e far balenare la possibilità di unire (o disunire) altri fondi a quelli della Crc, io che posso promettere un posto alla mia tavola per mangiare la bagna cauda o unire qualche contributo del mio portafoglio. E poi aver preteso superbamente di contrapporre nella lista un tecnico, il direttore finanziario di un grande gruppo imprenditoriale albese, alle concrete conoscenze delle finanze dell’Aca di Giuliano Viglione. Quando ci si monta la testa!

Giusta anche la critica del presidente della Camera di Commercio Dardanello di non essersi occupati dell’economia in un periodo di crisi, baloccandosi con il sostegno al Confidi a garanzia dei prestiti alle aziende, con i tirocini per i giovani, con la ricerca nel settore agroalimentare, con la promozione del turismo outdoor, con gli interventi infrastrutturali in chiese, scuole, case di riposo invece di intervenire in opere decisive per lo sviluppo della Granda come l’aeroporto di Levaldigi, la società degli impianti sciistici a Limone, il polo logistico intermodale di Mondovì usando proficuamente il patrimonio della fondazione.

La nostra provincia ha davvero bisogno di un fronte per il rinnovamento guidato da Dardanello e Quaglia. E poi sono stato incauto, anzi, temerario, permettendomi di annunciare prima della loro elezione la volontà di tagliare i compensi degli amministratori. È bene che mi dedichi a moglie, figlie, nipoti, che ben possono riempirti la vita, e fare un po’ di volontariato. Anche se, incorreggibile, una aspirazione ce l’avrei: sono laureato in lettere come Giovanni Quaglia, applicandomi e trovando le strade giuste potrei domani insegnare Direzione d’impresa, marketing e strategia all’Università di Torino.

Antonio Degiacomi