Vino: il nuovo mercato è la Cina

VINITALY  Cinquantesimo compleanno differente dalle aspettative, raccontato come un trionfo da chi l’ha vissuto in prima linea. Parevano dimenticate le lamentele della scorsa edizione, borbottii e lagnanze più o meno velate dovute all’eccessiva presenza di estranei al business del vino, che entravano nei padiglioni per ricercare divertimento e goliardia. Vinitaly ha chiuso i battenti il 13 aprile con 130mila operatori provenienti da 140 nazioni. Quasi 50mila le presenze estere, con 28mila buyer, in aumento del 23% rispetto all’anno precedente. Anche i numeri rivelati durante la rassegna stupiscono: il settore del vino in Piemonte vale 1 miliardo e 600 milioni di euro, con quasi 2 milioni e mezzo di ettolitri imbottigliati. Nel dettaglio: 54 milioni di bottiglie di Asti spumante, 29 milioni di Moscato, 22 di Barbera, 13 di Barolo e 4,5 di Barbaresco. Cifre che potrebbero crescere, soprattutto se capaci di lungimiranza e di aggancio dei mercati emergenti, come quello cinese.

A sinistra: l’enologo Franco Roero, di Montegrosso d’Asti, premiato con la medaglia di Cangrande.

A spiegarlo ci ha pensato l’imprenditore cinese Jack Ma, fondatore della piattaforma Alibaba numero 1 al mondo per l’e-commerce. Ha dichiarato il magnate: «Ho comprato in questi giorni 25 milioni di bottiglie e solo il 6% di quelle rivendute sono italiane: vogliamo cambiare questa percentuale, e portarla a crescere fino al 60%. Voglio essere l’ambasciatore del vino italiano».

Tanti anche gli esponenti politici: dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al premier Matteo Renzi. Poi circa quattromila produttori da tutto il Paese, 600 solo nel padiglione Piemonte. Un produttore delle Langhe che preferisce rimanere anonimo sintetizza le opinioni degli altri: «L’organizzazione delle fiera è riuscita a separare gli amanti del vino dal mondo del business. Non avevamo più i giovani che s’avvicinavano agli stand soltanto per bere. L’unico aspetto negativo riguardava la logistica. Siamo rimasti ore in coda. Nelle giornate di domenica e lunedì, se uscivi alle 18 dalla fiera, un’ora dopo eri nello stesso punto di partenza. Secondo me dovrebbero spostare la rassegna. Organizzarla a Milano, oppure in una zona lontana dal centro cittadino. A Düsseldorf la fiera Prowein (che si svolge poche settimane prima di Vinitaly) – è esempio di efficienza e di facilità di accesso. Non possiamo farci surclassare in questo modo».

Tra pochi malcontenti e parecchi apprezzamenti, l’incontro veronese chiude i battenti suggerendo all’economia italiana strade dal potenziale inimmaginabile, radicate sul “naturale” e improntate al ritorno alle radici della terra.

Matteo Viberti