Mononoke torna nei quartieri e lotta per il sottopasso

ALBA «Sapevo nulla del sottopassaggio, ma da quando i ragazzi mi hanno raccontato la storia, ho capito che dovevo dar loro il mio supporto. È una questione di principio: l’iniziativa dal basso va premiata, non ostacolata», dice Arturo, pensionato di 72 anni. Come lui, decine di cittadini che interpelliamo al presidio del 27 maggio.

Giorno in cui il collettivo Mononoke torna nei quartieri a confrontarsi con le persone, a dialogare sulla “questione sottopasso” che ormai, a prescindere dalla praticità o dal risultato ottenuto, pare una vicenda simbolica, strumento con cui gli individui reclamano ascolto da parte della politica senza l’intermezzo della burocrazia e delle lungaggini istituzionali. La cornice è la festa del quartiere. Mononoke installa un banchetto informativo in collaborazione con Arte Y Barbieria, attività gestita dal barbiere Saverio Giuliano, da tempo sensibile a tematiche sociali.

La storia del Sottopasso comincia nel marzo 2016 ad Alba, quando quindici ragazzi decidono di attuare la prima “occupazione artistico-ecologica” della città. Con scope e detersivo, il luogo viene ripulito da anni di dimenticanza.

«Il collettivo Mononoke punta alla riqualificazione cittadina, opponendosi alla cementificazione selvaggia e alla costruzione di infrastrutture superflue», spiegano i ragazzi. «Se distruggere il cemento è impossibile, allora che lo si sfrutti al meglio: l’arte e il buonsenso dei cittadini sono la soluzione perfetta per rendere vivibile i nostri luoghi imbruttiti».

Secondo il collettivo artistico, all’interno della struttura sotterranea potrebbero nascere iniziative capaci di coinvolgere qualsiasi fascia della società in maniera verticale. Eventi artistici, musicali, teatrali e letterari. Poi le proposte della cittadinanza: «Ogni settimana una riunione aperta permetterebbe a chiunque di creare eventi e interagire col sottopasso. Riunioni libere dove non esiste leader, gerarchie o ruoli predefiniti. Tutto giocato con buonsenso: ecco la parola chiave per la questione del sottopasso».

Secondo il collettivo l’Amministrazione comunale albese, nelle ultime settimane, avrebbe giocato poco pulito. «Dopo 15 giorni di riqualificazione a nostre spese hanno risposto chiudendo il sottopasso con lucchetti e intimidazioni velate. Siamo liceali, lavoratori e universitari: potremmo garantire sicurezza al sottopasso, ma occorre fiducia. Dopo il secondo incontro col sindaco, quando si decise la data di riapertura del sottopassaggio (30 aprile 2016), inaspettatamente il primo cittadino lanciò un messaggio alle autorità competenti, dicendo di serrare le porte, perché a suo parere“la storia dell’occupazione deve finire”. Ad oggi se il collettivo volesse operare nel sottopasso, dovrebbe contattare l’ufficio tecnico comunale, assoldare un operaio pubblico al fine di creare il presupposto per un progetto guidato e sicuro. Un freno per la libertà di espressione, un ostacolo che impedisce di regalare una vera e propria anima a un luogo morto da anni».

Matteo Viberti