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Dogliani, numeri record per il Festival della tv e dei nuovi media

DOGLIANI Trentacinquemila visitatori in quattro giorni. Numeri da record per la quinta edizione del Festival della tv e dei nuovi media di Dogliani che porta in piazza 120 grandi nomi della comunicazione e dello spettacolo. Un successo di pubblico, ma anche mediatico per il festival che ha trovato spazio sulle reti Sky, Rai e La 7. Il gotha del piccolo schermo si è dato appuntamento nel paese di Luigi Einaudi. Ai nuovi media viene riservato un posto di secondo piano, quasi un sottofondo con la tv a interrogarsi su sé stessa e sul proprio futuro e il web relegato in una posizione di rincalzo.

Alessandra Comazzi e Diego Abatantuono

Il pubblico assiepa le due piazze della manifestazione dal mattino alla sera facendo il pieno di personaggi, selfie e battute scambiate con il famoso appena sceso dal palco.
Se la sera a tenere banco sono il ministro della cultura Dario Franceschini o grandi intrattenitori come Diego Abatantuono e Renzo Arbore, lungo la giornata è il dibattito a farla da padrone: si discute della direzione presa dall’emittente di Stato e dalle pay tv. Di particolare interesse l’incontro
del venerdì pomeriggio tra i dirigenti (assente Mediaset, che ha declinato l’invito) con il critico Aldo Grasso nelle vesti di moderatore.

Nino Frassica con Carlo De Benedetti

Sul palco Monica Maggioni (presidente della Rai), Andrea Zappia (ad di Sky), Marinella Soldi (amministratore delegato di Discovery), Kathryn Fink di Fox e Fabrizio Salini, di La7 (al posto di Urbano Cairo, impossibilitato a concedere il bis).
A catalizzare l’attenzione è stata la presidente della Rai Monica Maggioni che ha parlato del futuro della tv di Stato e della sfida impossibile contro Sky e le altre tv statali d’Europa: «Non ho alcun problema a pensare a una Rai senza pubblicità, se ci si mette d’accordo su dimensione e quota di canone: la Rai è il servizio pubblico con il canone tra i più bassi d’Europa. Con i tre miliardi di ricavi dal canone francesi o i 7 miliardi tedeschi potremmo offrire quello che offriamo oggi rinunciando alla pubblicità».

Monica Maggioni e Aldo Grasso

La Rai ha dal canone un miliardo e mezzo di euro circa: «In ogni caso sono d’accordo che la Rai non debba diventare una tv commerciale, come ha fatto in passato dimenticando la sua missione. Ci sono molti programmi su tutte le reti che fanno servizio pubblico e su cui continueremo a investire. Ce ne sono altri che lo fanno meno e di cui non sentiremo la mancanza».

Renzo Arbore

Una dichiarazione di intenti apprezzata dal pubblico che ha a lungo applaudito la giornalista partecipando poi a tutti gli appuntamenti in programma per un festival che batte il record di presenze, di volontari (125) e già annuncia l’edizione 2017 dal 4 al 7 maggio.
Marcello Pasquero

 

 

L’Ingegnere e il futuro dei giornali locali

«Il futuro è nei giornali locali», parole di Carlo De Benedetti, editore del gruppo L’Espresso, che a Dogliani è di casa.
De Benedetti, lei ha inaugurato con il Ministro della cultura Dario Franceschini il quinto Festival della tv e dei nuovi media, ma più che alla televisione o a internet ha detto di guardare ai giornali locali. Perché?
«Il giornale locale ha il vantaggio di avere ancora la notizia che il giornale a carattere

Carlo De Benedetti con il ministro della cultura Dario Franceschini

nazionale non ha più. Oggi nessuno compra un giornale nazionale per leggere una news, perché la notizia è già arrivata la sera prima in televisione o sul web. Per i giornali locali il discorso è ben diverso perché la notizia passa da loro».
Quindi un giornale come Gazzetta per continuare a offrire il massimo per i propri lettori cosa dovrà fare?
«Continuare ad essere un giornale locale, portando la notizia o l’approfondimento che non si può trovare in televisione o con un clic sul proprio telefonino. E’ questa la straordinaria forza di un giornale che parla del proprio territorio ed è per questo che penso i giornali locali avranno una vita molto più lunga di quelli a carattere nazionale».
E per le testate nazionali quale futuro vede?
«Diverso da quello che in molti auspicano. I principali quotidiani si attesteranno sulle centomila copie, avranno un costo più alto, intorno ai 3 o 4 euro e non dovranno più semplicemente raccontare la notizia che come abbiamo detto arriva già vecchia sulla carta stampata, dovranno spiegare il perché è accaduto un qualcosa. Solo nell’approfondimento, nel dare di più al proprio lettore può esserci un futuro per i giornali nazionali».
Tornando ai giornali locali quale effetto può avere Internet?
«Secondo me il web non è un concorrente dei giornali locali. Se usato bene, può diventare un amplificatore. Per informare veramente i lettori servono giornalisti capaci di capire e raccontare le notizie di un territorio perché ci vivono e ne sono calati».