Quelle panchine giganti per vedere il mondo con gli occhi di un bambino

Gentile direttore, leggo su Gazzetta che in diversi Comuni attorno ad Alba stanno sorgendo come funghi delle maxipanchine in luoghi panoramici. Mi sfugge il senso di questa corsa a chi la costruisce più grande, oltretutto in località che dovrebbero essere tutelate da interventi maldestri in campo architettonico. C’è stato un periodo in cui ovunque in Italia proliferavano le statue di padre Pio, ora siamo alle maxipanchine. Mi chiedo: a chi rendono? Al paesaggio? A chi le installa? E perché delle maxipanchine, scomode da utilizzare, anziché delle normali panchine dove sedersi un po’ più comodamente e ammirare il paesaggio?
Giulio Petronio, Alba

 

Le panchine giganti delle Langhe sono nate da un’idea del designer americano Chris Bangle, che da qualche anno vive a Clavesana. L’iniziativa non ha fini di lucro, ma ha lo scopo di sostenere le comunità locali e il turismo. Altre informazioni si trovano sul sito www.bigbenchcommunityproject.org/it. Ma a cosa servono? Non è meglio una normale panchina? Forse queste domande, troppo pratiche, sono sbagliate. In realtà è un cambio di prospettiva, per vedere di nuovo le cose, il paesaggio, dal punto di vista di quand’eravamo piccoli. Come spiega lo stesso Bangle, «una volta che ci si siede su una di esse e si prova la sensazione di godersi la vista come se “si fosse di nuovo bambini”, si vive un’esperienza intensa, da condividere con gli altri. Le panchine sono fatte per rilassarsi, a differenza di una sedia o di una poltrona sono larghe abbastanza da accogliere uno o più amici. Sedersi su una panchina è un gesto sociale piacevole».