L’atmosfera londinese dopo il voto: un paese spaccato a metà

LONDRA Delusione. Questa è l’atmosfera che si avverte per le strade e negli uffici di Londra, assieme ad una quiete che decisamente non appartiene ai venerdì della metropoli inglese. Città cosmopolita ed esempio di integrazione tra cittadini di culture e lingue diverse,  Londra e i suoi abitanti hanno vissuto la battaglia del “leave or remain” come un’esperienza unica e del tutto diversa dal resto della Gran Bretagna.

«Al contrario di amici e colleghi, io mi aspettavo questo risultato – dice la mia amica e coinquilina Oriana che da due anni a questa parte ha lasciato la provincia di Torino per trovare opportunità a Londra – l’errore è stato tenere in considerazione l’opinione generale di Londra e non la tendenza maggioritaria al di fuori della capitale dove si concentrano i britannici».

Quando entro in ufficio il giorno dei risultati, vedo i miei colleghi appostati intorno a un monitor a commentare gli esiti del referendum. Abby, collega inglese ventitreenne, è incredula. «Non me lo aspettavo, ero convinta che la Gran Bretagna rimanesse nell’Unione europea – confessa – sono nervosa e preoccupata per quello che accadrà, anche dal punto di vista di aziende come la nostra con filiali all’estero». Vari messaggi da parte di amici e conoscenti londinesi mi arrivano durante la giornata:  «Quali saranno le conseguenze per voi?».

Brexit: il Regno Unito vota per lasciare l’Unione europea

«Ho l’impressione che per molti il voto di lasciare l’Unione europea si sia basato esclusivamente sul problema dell’immigrazione», mi spiega Salman, impiegato bancario nonché mio compagno del corso di marketing.  «Il colpo che si sorbirà a livello finanziario e fiscale era già di per sé una buona ragione per rimanere, per non parlare dell’incremento del tasso di disoccupazione. Io ho votato per il Rimanere, dopo tutto viviamo in un mondo globale e interconnesso».

A temere per un peggioramento del clima sociale è, invece, la studentessa polacca Iga con cui per sei mesi ho condiviso casa. «Io e il mio fidanzato inglese Jack siamo fortemente preoccupati oltre che arrabbiati. L’intera storia del referendum è stato uno spreco di tempo e denaro e l’ultima cosa che vogliamo è che si crei tensione tra britannici e non».

A dare ulteriore conferma di un paese spaccato a metà di fronte all’esito del referendum è il mio amico James, ingegnere trentenne britannico che, per motivi lavorativi, è in costante viaggio tra Londra e New York.  «Sono stato sveglio fino a tardi per seguire passo a passo i risultati», spiega il giovane britannico. «I  nostri problemi non sono dovuti all’appartenere o meno all’ Unione europea ma hanno a che fare con il nostro governo. Pagheremo un prezzo molto caro per questa decisione».

Alannah Doglio