Nocciole: crescita diversa tra superficie coltivata e produzione

CHERASCO “Nocciolo, noce e castagno: tecnica e opportunità” è il tema del convegno voluto da Confagricoltura, Asprocor e Ascopiemonte, che si è tenuto al Palaexpo per approfondire difficoltà e opportunità legate al settore della frutta a guscio che tanta attenzione sta ricevendo in Granda negli ultimi anni. Nella sessione mattutina, dedicata al nocciolo, in rappresentanza degli enti organizzatori sono intervenuti Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Cuneo, Pierpaolo Bertone, numero uno di Ascopiemonte (organizzazione prossima a compiere 20 anni) e Lodovico Cogno, presidente di Piemonte Asprocor

Non è mancata la partecipazione di politici quali l’assessore regionale all’agricoltura Giorgio Ferrero e l’europarlamentare Alberto Cirio. A entrare nel vivo del convegno, moderato dal giornalista Ercole Zuccaro, è stato Alberto Manzo, coordinatore del tavolo di filiera della frutta in guscio del Ministero per le politiche agricole, che ha presentato un quadro nazionale della produzione corilicola ricordando la nascita del tavolo nel 2011, annus horribilis per la nocciola a causa dell’abbassamento delle richieste, conseguente all’aumento di importazioni dalla Turchia. «Oggi il prezzo del prodotto è salito e l’idea di realizzare un piano a livello nazionale può contribuire certamente a creare una condizione sempre migliore. Si comprende la necessità di valorizzare le produzioni, conservando e moltiplicando ecotipi selezionati propri di ciascun territorio», ha affermato Manzo.

Giuseppe Russo, presidente del settore frutta in guscio di Confagricoltura, ha trasmesso analisi e proposte legate al settore corilicolo sottolineando l’incremento differente tra superfici e produzione: mentre le superfici coltivate aumentano costantemente, la produzione ha un incremento altalenante dovuto anche al clima, ma comunque direttamente proporzionale al buon funzionamento della cooperazione.

Il convegno ospita, fin dalla sua prima edizione, un delegato internazionale: in quest’occasione, dopo l’interessante confronto con la Turchia nel 2015, è intervenuto lo spagnolo Roger Palau, responsabile tecnico di Adv Avellana Reus. In Spagna le produzioni corilicole sono concentrate quasi esclusivamente in Catalogna. In quest’area, negli ultimi trent’anni 12mila dei 32mila ettari coltivati a nocciolo sono stati ridestinati: «Il 65% dei corilicoltori ha più di 55 anni e fa riferimento a un totale di 186 cooperative».

Di coltura del nocciolo in Lazio ha parlato Eddo Rugini (Università della Tuscia di Viterbo), che ha presentato la proposta di un’ibridazione tra la tonda gentile trilobata e l’ibridatore nocchione, che consentirebbe, tra gli altri vantaggi, una minore attività pollonifera. Di ricerca ha trattato anche l’intervento conclusivo di Andrea Allavena, del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea) descrivendo un progetto che intende raggiungere un miglioramento genetico del nocciolo modificando caratteri del prodotto con una correzione puntiforme del Dna che consideri esigenze del mondo produttivo e informazioni genetiche disponibili.

Debora Schellino