Quale futuro per l’agroalimentare cuneese dopo la Brexit?

BREXIT Quali saranno le conseguenze dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea per il settore agroalimentare? Prova a rispondere al quesito il viceministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, il cuneese Andrea Olivero.

Il referendum inglese, che ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, può produrre della conseguenze imprevedibili per il futuro degli abitanti e delle imprese del Vecchio Continente e non solo. Olivero sottolinea: «Queste sono ore drammatiche per il destino della Ue. Mentre i promotori della Brexit festeggiano e alcuni leader di partito italiani e non, con ragionamenti provinciali, gettano benzina sul fuoco della secessione e della divisione, le borse di tutto il mondo segnano un gravissimo e generalizzato crollo e tutti i governi europei si interrogano sul futuro dell’Unione».

Cosa può fare il Governo italiano?

Il referendum  che, giustamente, il presidente emerito Napolitano ha definito “incauto e un colpo molto duro”, potrebbe avere delle conseguenze decisamente pesanti. Tuttavia è compito di ciascun esecutivo fare il possibile perché i propri cittadini, i propri settori produttivi e le proprie aziende siano tutelate e messe in sicurezza. È quanto intendiamo fare anche per le imprese agroalimentari che, dopo il blocco delle importazioni nei confronti della Russia, potrebbero subire ulteriori contraccolpi dalla scelta referendaria della Gran Bretagna, che è il quarto sbocco estero dei prodotti agroalimentari Made in Italy. Invece, dal punto di vista delle tutele finanziarie e creditizie, l’Ue da molto tempo sta già lavorando per contrastare l’ipotesi, poi avveratasi, della Brexit.

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E per quanto riguarda le politiche comunitarie agricole?

Il Governo dovrà vigilare e garantire il mantenimento degli impegni presi con gli agricoltori, visto che il Regno Unito è un contributore netto e la Brexit provocherà inevitabilmente un deficit di bilancio ed una diminuzione delle risorse da spendere. Inoltre, per quanto riguarda i nostri prodotti credo sia necessario un ulteriore impegno che non deve risolversi in una prospettiva protezionistica, ma che deve accompagnare le nostre esportazioni. Questo perché il Regno Unito è per l’Italia il terzo partner commerciale comunitario e il quarto su scala mondiale, con un volume di esportazioni che, nel 2015, ha raggiunto i 22,5 miliardi di euro pari al 5,4% del totale delle esportazioni italiane nel mondo”.

Quali provvedimenti avete in mente?

Sarà necessaria la negoziazione di condizioni commerciali che non pregiudichino il volume delle esportazioni dell’agroalimentare italiano. Il Governo dovrà sostenere la negoziazione dei contratti in essere, perché questo passaggio per le aziende dell’agroalimentare italiano potrebbe essere particolarmente oneroso. Il mio auspicio è che si istituisca una task force per aiutare le imprese esportatrici in questo difficile passaggio. Sicuramente il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali sarà, come sempre, all’altezza dei bisogni del settore: uno dei pochi comparti con un segno più e che continua a creare posti di lavoro.