La cantina Vietti è passata agli americani Krause

CASTIGLIONE FALLETTO Nel mondo del vino albese ha destato scalpore la notizia che Vietti, prestigiosa azienda del Barolo a Castiglione Falletto, è entrata nel gruppo americano Krause. Da tempo, circolavano voci su possibili vendite o acquisizioni nel mondo barolista, ma nulla lasciava presagire una conclusione così rapida di un accordo e, soprattutto, che interessasse una delle aziende più radicate nel substrato produttivo del Barolo. Forse anche per questo si sono sprecati i commenti, soprattutto sul Web. In alcuni casi, alle opinioni si sono aggiunti i giudizi, anche categorici, come se questa cessione potesse determinare una pericolosa falla nella struttura vitivinicola albese.

Elementi che fanno ben sperare. Personalmente non ce la sentiamo di esprimere sentenze. Sarà il tempo che pronuncerà la sua. E poi crediamo di conoscere un po’ i principali protagonisti della vicenda e il loro attaccamento al mondo del Barolo per immaginare una decisione inadeguata rispetto allo sviluppo futuro. Kyle Krause, il leader del gruppo americano, non ha mai nascosto il suo grande attaccamento all’Italia. Soprattutto, ha sempre ammirato i prodotti a base di Nebbiolo e, in particolare, il Barolo. Una conferma viene dalla cantina personale di Kyle Krause: la sua passione per il Nebbiolo lo ha orientato nella scelta dei vini e così tra le 10mila bottiglie stoccate nella sua casa in Iowa (nel Midwest degli Stati Uniti) almeno il 50% sono di vini del Nebbiolo. La sua passione per il Barolo, poi, non è di questi giorni. Sono almeno 30 anni che ripetutamente acquista e degusta Barolo e nel tempo ne è diventato un vero appassionato.

Nel 2015, ha fatto un primo passo di avvicinamento a questo mondo acquistando da Campari la Enrico Serafino di Canale, che oltre all’Alta Langa metodo classico è produttore di Barolo e Barbaresco, avendo nel tempo acquisito per tradizione l’autorizzazione a vinificare fuori zona le uve per i due vini.

L’azienda Vietti, d’altro canto, rappresentata nell’attuale generazione da Luca Currado e da Mario Cordero, ha nel tempo dedicato una rigorosa attenzione al Barolo, segmentandone la produzione in tanti cru con la selezione meticolosa delle vigne in relazione al terreno e al microclima. Come non ricordare al riguardo il grande lavoro fatto con il Barolo Rocche (oggi Rocche di Castiglione), che dal 1961 viene vinificato, maturato e affinato individualmente, scrivendo una pagina imprescindibile e significativa nella valorizzazione – anche in Piemonte – del concetto di cru alla francese.

Giancarlo Montaldo