Svetlana Aleksievic e il coraggio delle donne

La scrittrice premio Nobel Svetlana Aleksievic

L’INTERVISTA Stringere la mano a un premio Nobel per la letteratura è un grande onore, ma l’onore diventa emozione se il premio Nobel in questione è Svetlana Aleksievic, giornalista e scrittrice di lingua russa, nata in Bielorussia. In nome della sua «scrittura polifonica», nel 2015 ha ricevuto il più grande riconoscimento. Le sue opere, Ragazzi di Zinco, La guerra non ha un volto di donna, Preghiera per Cernobyl, Tempo di seconda mano, indagano le pieghe più nascoste e controverse della storia russa, attraverso interviste a persone che quelle vicende le hanno davvero vissute, persone comuni che rendono testimonianze drammaticamente vere, riportate da lei in forma letteraria.

Aleksievic si racconta a una emozionatissima Daria Bignardi, sua grande fan, con una semplicità disarmante: «Per me non esistono piccole persone, ma solo grandi sofferenze. Penso che certe vicende possano essere raccontate solo dalla testimonianza della gente. Io sono da sempre innamorata della voce delle persone. La mia più grande soddisfazione è quando mi dicono che grazie a me hanno ricordato ciò che avevano rimosso».

La sua è una vita da esule: ha dovuto abbandonare il suo Paese perché accusata di essere una spia della Cia. È tornata da poco a Minsk: «Sono andata via non per paura, perché ho mai rinunciato nemmeno una volta a dire e scrivere ciò che penso. Sono partita perché tutto era diventato una fatica, è difficile essere sé stessi quando non esiste la libertà di espressione. Questi anni all’estero mi sono serviti per ritrovare il mio punto di vista». Il suo intervento continua ripercorrendo la storia della Russia, dalla Perestrojka fino a Putin, descrivendo «l’uomo rosso» di oggi, tanto diverso da come l’Occidente se lo immagina. Ogni russo ha dentro di sé un «piccolo Putin perché la democrazia li ha delusi e abbandonati a sé stessi». Il suo prossimo libro parlerà d’amore: «Dopo tanti racconti drammatici, mi rendo conto che più vivo più non capisco la vita, ora voglio parlare d’amore e dopo anche di morte, le nostre due uniche certezze».

Signora Aleksievic, come riesce a instaurare un’empatia con i suoi testimoni, persone che hanno vissuto momenti così drammatici?
«Non forzo le persone a parlare, le metto nella condizione di farlo. Come dicevo prima, non mi presento come vincitrice del premio Nobel, ma come una persona di cui si possono fidare, una persona normale che vuole conoscerle».

Parliamo di attualità: siamo sconvolti dopo l’ultimo attentato a Nizza, che giorni stiamo vivendo? Esiste una vita d’uscita?
«È una situazione drammatica, destabilizzante. Nessuno può immaginare una via d’uscita, nessuno la può sapere. Siamo nelle mani di queste singole persone, è una nuova guerra, ancora incomprensibile per certi versi».
Lei è la quindicesima donna a vincere il premio Nobel per la letteratura, è un esempio per molte persone. Cosa significa oggi essere una donna forte e coraggiosa?
«Non mi considero affatto una persona forte, tutti dicono che io sia forte, ma non mi sento per niente così. Però posso dirle che qualsiasi donna che vuole lavorare nella letteratura o nel giornalismo deve avere una buona dose di coraggio, per esprimere le proprie opinioni».

f.p.