Unesco: due anni di tutela per le colline dei vigneti

UNESCO Sono passati due anni da quel 22 giugno 2014, in cui Langhe-Roero e Monferrato festeggiavano il loro ingresso in Unesco, con un mezzo no (o un quasi sì, dipende sempre da come si vede il bicchiere) alle spalle che pesava come un macigno per la testardaggine dei piemontesi. La neo-associazione dei paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato non si arrese, fino a veder eletti 10.789 ettari a patrimonio dell’umanità, con una motivazione che, ancora, parla di caparbietà, quell’«esempio eccezionale di interazione dell’uomo con il suo ambiente naturale», che premia il lavoro e la cultura di queste terre, conditio sine qua non della loro bellezza. E il lavoro è stato molto in questi due anni.

Ne parla Roberto Cerrato, direttore dell’associazione Unesco: «È iniziata la seconda fase, con la valorizzazione e conservazione del sito, la formazione nelle scuole, le iniziative che hanno sviluppato maggiore consapevolezza nelle comunità».

A marzo è iniziata la creazione di un database capillare (che sarà presentato a ottobre) sulle strutture del vino, dalle cantine alle enoteche, fino alle piccole botteghe, grazie a un progetto finanziato dal Ministero per le attività culturali e del turismo e la vincita del bando relativo. L’ufficio tecnico è cresciuto, con l’assunzione di due nuove figure. «Abbiamo anche ricevuto i complimenti del Ministero per avere saputo spiegare il senso del patrimonio del paesaggio del vino anche ai più piccoli», sottolinea Cerrato. Poi c’è il rinnovo del sito Web (www.paesaggivitivinicoli.it) e la nascita della sua App per smartphone, curata dai ragazzi delle scuole superiori astigiane, nell’ambito del progetto Beactive. E ancora, il master sul paesaggio collinare dell’Università di Torino e della fondazione Goria di Asti, impegnato a formare Maestri del territorio. La sinergia sembra essere la direzione giusta e i 191 soci sostenitori dell’associazione lo dimostrano. 100 di questi giorni, Unesco.

c.c