Il giardino segreto ed esotico di Doro ai Piloni di Montà

MONTÀ
Ginko biloba, Eucalyptus, carrube, bacche di Goji, Poncirus trifoliata, rovere da sughero, alchechengi ma anche semplici gaggie. Sono solo alcune delle piante che Teodoro Costa, Doro per gli amici, ha seminato e cresciuto in quello che ormai si può definire un piccolo parco botanico, proprio vicino al santuario dei Piloni di Montà.
Da un paio d’anni il santostefanese passa al Sacro Monte tutti i giorni. Non si limita a curare piante, esotiche o locali che siano, ma si occupa di tenere pulito il sottobosco intorno alle stazioni e ha allestito un autentico punto panoramico attrezzato all’altezza del decimo pilone. Sedili e panche ricavate da tronchi intagliati, una meridiana naturale e “l’albero del Roero” sono alcune delle sue creazioni.
E anche se, circa sei mesi fa, alcuni vandali hanno dato fuoco alle sedie che aveva costruito, Doro ha risposto mettendone altre, più nuove e numerose di prima, arricchendo ancora di più gli allestimenti.
Doro torna indietro con la memoria: «Ho iniziato a coltivare queste piante quasi come fosse un esperimento, visto che quest’angolo di collina è riparato dal vento ed esposto al sole. Poi mi sono fatto prendere dalla magia di questo posto e ho iniziato a lavorarci sempre più. In zona fanno diverse ricerche simulate di tartufi e anche per questo sono tantissimi i turisti che visitano il santuario e che provengono da tutti i Paesi del mondo. Coreani, giapponesi, cinesi, americani. Ho visto persone di ogni lingua e colore. E tutti, o quasi, vogliono fermarsi per fare una foto, per chiacchierare e per complimentarsi della bellezza del luogo».

Il “giardiniere dei Piloni” riconosce: «Il merito del successo di questo luogo non spetta a me. Sono tanti quelli che mi sostengono e mi aiutano. Molti mi portano piante particolari da accudire. In particolare, vorrei ringraziare Michele Casetta, Michele dei Ghioni, che io chiamo lo “scoiattolo del motosega”. È un artista, con il legno è capace di fare magie. I grandi tronchi, che fanno da tavolo e da altarino, e le panche artistiche sono opera sua». Abbiamo incontrato Doro nel punto panoramico, al calar della sera, mentre lavorava ancora. Sereno e sorridente come solo chi è soddisfatto del proprio lavoro può essere. Se si passa a trovarlo, Doro non nega mai un racconto, che apre gli occhi del visitatore su quel mondo singolare che sono i Piloni.
Andrea Audisio