Il vino da Messa che arriva da lontano

ENOLOGIA Sono partiti dalla terra del Barolo per approdare a Madurankuliya (Nord-est dello Sri Lanka) con una missione: vinificare le uve del primo dei due raccolti annuali delle vigne piantate vicino all’equatore, per produrre il vino da Messa.

Elio Altare, di La Morra, Claudio Conterno, di Monforte, e Giovanni Gallina, di Alba, hanno in comune, oltre alla lunga amicizia, anche la passione per il vino buono e genuino. Barolisti i primi due e fornitore di attrezzature da cantina il terzo, con il loro viaggio in Sri Lanka hanno deciso di trasmettere le proprie competenze ai sacerdoti della diocesi di Colombo, i quali si dovranno adesso occupare della vinificazione delle uve prodotte nelle loro vigne piantate nella sabbia.

Raccontano Elio, Claudio e Giovanni: «L’idea di realizzare una cantina in una terra così lontana nasce grazie all’amicizia che ci lega al vescovo emerito di Albenga, monsignor Giovanni Battista Gandolfo, che, quando ricopriva un ruolo importante nella Cei, ci ha messi in contatto con l’attuale cardinale Albert Malcolm Ranjith Patabendige, diventato nel 2009 arcivescovo metropolita di Colombo. Il quale ci ha informati che l’importazione del vino da Messa era gravata di una tassa pari al 400% del suo costo. Allora il cardinale ha deciso che il vino se lo sarebbero prodotto in diocesi».

Proseguono i tre esperti: «Il cardinale prima ha mandato un giovane sacerdote da noi, in vigna e in cantina, per iniziare a familiarizzare con i vari processi che sono necessari per trasformare i grappoli in vino. Poi ha realizzato una giornata in vigna, con vitigni di Barbera, Cabernet, Sangiovese, Ceriganano e uva da tavola. E adesso era ora di imparare la vinificazione».

Prima del loro viaggio in Sri Lanka (totalmente a proprie spese, ci tengono a sottolineare i tre amici) Giovanni Gallina, titolare dell’Emporio enologico albese, ha mandato in quella terra botti, serbatoi in acciaio inox, pigiatrice, pressa, frigoriferi, riempitrice, etichettatrice, filtri e tappatrici. Ovvero, tutto quello che occorre, per allestire una cantina capace di produrre circa 30mila bottiglie all’anno. Poi un tecnico è andato a installare e mettere in funzione le macchine. Infine sono arrivati loro. Che raccontano: «Abbiamo vinificato i primi 100 miriagrammi di uve, in parte acquistate. I preti hanno seguito con grande interesse e attenzione ogni nostra operazione, prendendo appunti per poterle poi ripetere negli anni. Adesso il vino è ancora in fase di riposo: poi dovrà essere travasato e successivamente imbottigliato».

Concludono Conterno, Altare e Gallina: «Abbiamo cercato di trasferire le nostre conoscenze per dare autonomia a un popolo che deve apprendere totalmente l’arte della vinificazione. E crediamo di esserci riusciti».

Valter Manzone