Al confine con l’Oriente per la storia

ALBA Gabriele Giacosa, archeologo, classe 1992, è appena rientrato dalla zona tra Turchia e Siria, dove segue la campagna di scavo

«Scrivilo, mi raccomando: alla faccia della professoressa di greco del liceo!». Comincia così l’intervista con Gabriele Giacosa, albese, classe 1992, orgoglioso di aver frequentato il liceo classico Govone con indirizzo internazionale e ancor più soddisfatto di portare avanti la sua grande passione, quella per l’archeologia, nonostante l’insegnante delle superiori abbia fatto di tutto per dissuaderlo.

È rientrato da poche settimane in città dal sito archeologico dove trascorre alcuni mesi all’anno, al confine fra Turchia e Siria: «Nel 2013, al secondo anno di università e già intenzionato a specializzarmi in archeologia orientale, insegnata nell’ateneo bolognese dal professor Nicolò Marchetti, ho partecipato al bando di scavo per far parte della sua missione archeologica in Turchia sud-orientale e sono stato scelto, nonostante fossi molto giovane rispetto alla media dei partecipanti. Ormai sono quattro anni che ogni estate svolgo attività di ricerca archeologica a Karkemish (oggi Karkamiş, in provincia di Gaziantep), un sito che è tagliato in due dal confine con la Siria. Ho iniziato facendo l’assistente di area, affiancando studenti e dottorandi, mentre ora ho la responsabilità di un intero settore di scavo. Inoltre, insieme ad altri mi occupo della catalogazione e dello studio del materiale ceramico, in particolare di quello dell’età del ferro (1200-550 a.C.)», afferma il giovane studioso.

E se al tempo della scelta dell’università forse ai docenti poteva sembrare coraggioso voler diventare archeologo con i problemi di disoccupazione che ci sono in Italia, certo lo è ancora di più oggi trascorrere lunghi periodi in uno degli scenari più tumultuosi del mondo, qual è il confine fra Turchia e Siria. Giacosa si trovava là proprio nei giorni del tentativo fallito di colpo di Stato del 15 luglio ma dichiara di non aver avuto problemi.

Cosa sogna per il futuro un giovane che non ha alcuna paura di seguire fino in fondo la sua passione?

«Dopo la laurea spero di potermi dedicare alla ricerca accademica ma sarà di certo un cammino difficile, poi in Italia per il settore della ricerca è… peggio che andar di notte. Sono orgoglioso di essere albese e prima o poi mi piacerebbe tornare in Italia, ma le esperienze all’estero sono veramente formative: ho studiato bene il francese alle superiori, con l’inglese me la cavo e mi piacerebbe imparare il tedesco». Il mondo è aperto per questo albese che non teme i confini.

a.r.

LAUREA: A MARZO FINIRÀ GLI STUDI

«Ho sempre avuto la passione per la storia ma la ricerca sui libri non mi ha mai intrigato, a differenza del lavoro sul terreno», spiega Gabriele Giacosa. «Ho scelto l’Università di Bologna, la più antica e, almeno secondo me, la migliore in Italia. Ben consigliato dal Salone dell’orientamento nel capoluogo emiliano, ho conseguito la laurea triennale a Ravenna in conservazione dei beni culturali: mi ha dato una buona base e la possibilità di cimentarmi con esperienze sul campo. Poi mi sono iscritto alla laurea magistrale in archeologia e cultura del mondo antico a Bologna. Se tutto procede secondo i piani mi laureo il prossimo marzo».

Situazione sotto controllo grazie a persone d’esperienza

Viste le ultime vicende, non hai mai pensato che il sito di scavo non fosse sicuro?

«Oggi la situazione nell’intero Vicino Oriente è incandescente, non c’è dubbio: tuttavia, i problemi non sono mai mancati, già dagli anni ’20 in avanti, cosa che non ha impedito a generazioni di archeologi e ricercatori di lavorare sul campo, anche a stretto contatto con le popolazioni locali in molti paesi dell’area (l’Università di Bologna effettua tuttora scavi archeologici anche in Iran, Oman e Asia centrale)», spiega Gabriele Giacosa.

«Per quanto riguarda la nostra missione, questa è patrocinata, oltre che dall’Alma Mater di Bologna, anche dal Ministero degli esteri italiano, che ci ha sempre dato ogni assistenza per l’organizzazione del nostro lavoro sul campo. Inoltre, il direttore della missione, Marchetti, ha alle spalle una lunga esperienza di scavo non solo in Turchia, ma anche in Siria, Palestina e Iraq e sa quindi bene come garantire condizioni di completa sicurezza, che è la condizione imprescindibile per noi per lavorare nel sito».

a.r.