Harvest, all’auditorium di Monforte il festival anglo-italiano

MONFORTE Tre gruppi britannici emergenti e i Madyon con dj Pony per una serata “alternative”
È il teatro musicale delle Langhe per eccellenza il luogo scelto per l’Harvest festival. Le band provengono un po’ dall’Inghilterra e un po’ da Cuneo, il tema è l’incontro e lo scambio tra due Paesi in nome della musica, quella emergente e di talento: domenica 4 settembre debutta all’auditorium Horszowski la prima edizione. L’idea è di Silvia Harrison Sibona, originaria di Monteu Roero. Si è trasferita Oltremanica a Glastonbury (cittadina dell’omonimo super festival) e lavora nel campo dell’organizzazione di concerti e tournée: «Mi interessava portare un po’ di alternative country americana in questi luoghi, si tratta di un genere che ha preso molto piede in Inghilterra, ma poco conosciuto in Italia. Vogliamo sondare un po’ il terreno e vedere la reazione del pubblico, per questo sarà un festival nell’accezione ampia del termine: si unirà questo stile al rock e a momenti di dj set, in apertura e chiusura della serata. Ci sarà dj Pony, della Feel good productions: ha suonato a Glastonbury e condividiamo la voglia di fare qualcosa di diverso, ispirandoci ai grandi eventi musicali stranieri».

Perché proprio Monforte? «Si è da subito instaurato un bel rapporto con gli addetti ai lavori e la collaborazione con l’Ufficio del turismo, il Comune e la Pro loco, che proporrà piatti della tradizione accompagnati dai grandi vini. È un paese molto ricettivo verso nuovi progetti, in più c’è una grande presenza di turisti stranieri. L’auditorium è un posto fantastico». La serata comincerà alle 19.30, con biglietto di ingresso a 12 euro (in prevendita all’Ufficio turistico).

La serie dei gruppi inizia con The southern companion: sono una formazione di cinque elementi, provenienti dal Sud dell’Inghilterra, con un curriculum di tutto rispetto, numerose candidature e collaborazioni con artisti del calibro di Lana del Ray, James Morrison e Pete Townsend (The Who). «Parlano di noi come un vortice sonoro, fondamentalmente si tratta di una miscela tra la cosiddetta american roots music, cioè country, blues, soul con un tocco britannico», spiegano.

Sulla situazione del mercato musicale inglese, in particolare rispetto a quello italiano, accusato di essere troppo commerciale e indifferente a gruppi meritevoli, rispondono così: «In Inghilterra non è troppo diverso, fino a oggi hanno dominato dj e programmi televisivi pop, ma la sensazione è che qualcosa stia cambiando. Le persone si stanno stufando della musica prodotta in serie e stanno scoprendo realtà molto interessanti se si guarda al di fuori dei principali mezzi di comunicazione».

I Safehaus provengono proprio da Glastonbury e si presentano così: «Siamo Ben, Jim, Paul, Robin e Hudd e nasciamo come gruppo nel 2015. Prima tutti noi avevamo già suonato insieme in altre formazioni. La nostra musica è un incontro tra alternative country, folk e indie rock, con chitarre, ritmi e armonie vocali pensate dai fratelli Jim e Ben. Ci piace difendere la nostra integrità artistica: spesso è difficile non cedere a scelte commerciali, ma bisogna resistere». Sono reduci da un mini-tour in Francia e Italia: «Gli italiani amano la buona musica: siamo sicuri che Harvest sarà un successo!».

I Madyon nascono nel 2012 da un’idea di Cristian Barra e sono gli unici a giocare in casa, in quanto cuneesi. «Negli anni abbiamo sviluppato la nostra musica soprattutto tramite piattaforme come Facebook e YouTube: questo ci ha permesso di andare oltre la scena locale, arrivando gratuitamente in tutto il mondo».

Cervelli in fuga o progetti in Italia? «Al momento abbiamo in corso un tour italiano che ci sta regalando bellissime emozioni perché ci permette di incontrare persone che fino a pochi mesi fa conoscevamo soltanto tramite i social. Negli obiettivi c’è anche un tour europeo. Ci piace pensare di non avere confini o radici per la nostra musica».
Francesca Pinaffo