Nella Granda ogni sei giovani uno è straniero

ANALISI   La provincia Granda va verso un futuro caratterizzato dalle molte etnie. Ne parliamo con Carla Nanni, ricercatrice di Ires (Istituto di ricerche economico-sociali) Piemonte.

Il Piemonte appare una regione sempre meno giovane. Ci parli invece della provincia di Cuneo.

«La provincia di Cuneo si caratterizza per una dinamica demografica lievemente più favorevole e un grado di invecchiamento minore rispetto alla media regionale e ad altre aree del Piemonte. I giovani 15-29enni nel 2015 erano quasi 87mila, pari al 14,7% del totale degli abitanti: un punto percentuale in più rispetto alla media regionale, ma è la quota più alta rispetto alle altre province. I giovani stranieri sono 13.500, pari al 15,6% del totale giovani nel Cuneese. Come anche per il Piemonte, gli stranieri sono più numerosi tra i giovani adulti (20,6%) rispetto ai giovani 20-24enni (15%) e agli adolescenti (15-19enni, 10,7%)».

Quanti di loro sono nati in Italia?

«Tra i giovani stranieri prevale ampiamente la prima generazione, persone giunte direttamente per lavoro o come ricongiungimento familiare. Nei prossimi anni, progressivamente, transiteranno nelle età dei giovani le coorti nate in Italia (seconde generazioni) che nella scuola dell’infanzia riguardano nove bambini su dieci con cittadinanza straniera, tre quarti (il 74%) nella scuola elementare, quasi la metà delle scuole medie (il 47%) e il 18% nella scuola superiore».

Quale, in questo complesso quadro demografico, la situazione occupazionale? I giovani cuneesi trovano lavoro?

«Nel 2015 nella provincia di Cuneo lavorava un giovane – di età compresa tra i 15 e i 24 anni – su quattro: il tasso di occupazione è pari al 25,2%. L’occupazione giovanile nella provincia risulta più elevata di quello che si registra per la media regionale, dove il dato è pari al 18,3%. Si segnala, però, che rispetto al 2008 la diminuzione del tasso di occupazione dei giovani è in provincia di Cuneo relativamente maggiore rispetto al Piemonte nel suo complesso. Quanto alla disoccupazione giovanile (15-24 anni), il livello si attesta al 17,1%, valore tra i meno elevati rispetto alle altre aree del Piemonte (la media regionale è al 38,1%). Segnali incoraggianti derivano dalla diminuzione del tasso di disoccupazione per il secondo anno consecutivo, anche se siamo ancora lontani dai livelli minimi che si registravano nel periodo pre-crisi (2008) quando Cuneo si collocava al 7,2%».

Matteo Viberti

Sebastiano: «Non è importante ciò che fate, ma come lo fate»

LA STORIA  «Ricordo che andavo da casa mia fino all’Apro di San Cassiano in bicicletta. Anche se avrei voluto studiare biologia, mio padre mi aveva cresciuto con una specifica dottrina: la manualità è fondamentale e il lavoro viene prima di tutto. Così decisi per il corso di meccanico in un istituto professionale invece che per il liceo. Da una parte ero deluso, dall’altra pensavo che il futuro si costruisce a partire dai mattoni concreti. Credo sia questa la contraddizione che ha vissuto la mia generazione: i propri sogni da una parte, la necessità dall’altra. Non la vedo come una sconfitta, ma come una possibilità che abbiamo avuto di irrobustirci nelle avversità. Nella rinuncia costruivamo una struttura interna solida, che consentiva l’emergere dell’ingegno. Così dopo i tre anni di studio all’Apro iniziai a lavorare in una grande azienda del territorio. All’inizio fu dura. Ricordo che d’inverno lavoravo sulle tubature esterne, al freddo, per molte ore al giorno. Lo stipendio non era alto».

Una storia accaduta trent’anni fa, a un giovane che si chiama Sebastiano. Oggi l’uomo ha 55 anni e ricorda con dolcezza quei tempi in cui la sua identità si formava. Aggiunge: «Dopo anni di duro lavoro, oggi sono a capo di una squadra di operatori. Ho una famiglia, una casa di proprietà. Ogni tanto penso alla vita che avrei potuto avere studiando biologia, ma senza rimpianti. Anzi, quando guardo i miei figli mi riempio di felicità. Mi giro attorno e vedo i giovani di oggi: tornano a compiere quella scelta di concretezza. Mi sento di dir loro questo: non è importante ciò che fate. Il professore universitario o il meccanico. È importante come lo fate. Questa attitudine vi porterà a ottenere, magari non in senso materiale ma interiore, ciò che cercate».

m.v.