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665 euro a testa: ecco quanto paga Alba d’imposte

INCHIESTA  Tasse, indebitamento, servizi. Una città deve chiedere ai cittadini risorse, restituendo loro in funzionalità. Abbiamo tentato di descrivere la situazione albese, considerando alcuni parametri fiscali del 2014 e confrontandoli con quelli degli altri Comuni italiani.

Secondo il portale Openpolis – che incrocia i bilanci degli enti locali italiani –, sul fronte delle imposte e tasse Alba risulta 1.991esima su 7.700 Municipi italiani, con un ammontare di 665 euro l’anno pagati a testa in tributi.

L’imposizione fiscale si inserisce in un quadro interpretativo globale, che tiene conto dello stato di salubrità finanziario di un ente locale. Ad esempio, va considerato il parametro del costo dell’indebitamento, che misura, in percentuale, quanto costa al Comune il debito in termini di interessi passivi. Considerando le 15 città più popolose d’Italia, la prima in questa speciale classifica è Bari, dove il costo dell’indebitamento è del 17,32%, una percentuale elevatissima. Ad Alba invece il costo ammonta al 5,72 per cento, una cifra molto contenuta se paragonata alla città pugliese. Questa percentuale colloca la capitale delle Langhe al 359esimo posto della classifica nazionale e al 66esimo posto nella lista dei centri con un numero di abitanti non superiore ai 50mila. Alba, cioè, ha un costo dell’indebitamento tra i meno onerosi del Paese.

Ma il dato forse più interessante è quello sull’indebitamento complessivo, ovvero il parametro che misura l’incidenza dei debiti (in bilancio e fuori bilancio) del Comune in relazione alle entrate correnti. Maggiore è la percentuale più è alto il peso del debito. Sotto le torri risulta allo 0,08 per cento, ovvero prossimo a zero, collocando la città ai primi posti sui mille Comuni con meno di 50mila abitanti e ai primissimi a livello nazionale. Alba è cioè una delle città meno indebitate d’Italia.

Considerando, poi, la dipendenza da contributi e trasferimenti dello Stato, Alba raggiunge una percentuale del 2,06 per cento, collocandosi al numero 1.305 nella classifica nazionale. Il parametro risulta più comprensibile se accostato a quello che definisce l’autonomia finanziaria: cioè la quota di entrate proprie sul totale delle entrate correnti. Qui Alba raggiunge il 93,9 per cento, che corrisponde al posto numero 543 sul totale dei Comuni, il nono posto se circoscriviamo il raffronto agli enti locali con meno di 50mila abitanti.

Matteo Viberti

Il 90 per cento salda le tasse, ma l’opposizione s’impunta

L’opposizione in Consiglio si scaglia contro Maurizio Marello sul fronte del pagamento della Tari, la tassa sui rifiuti. Spiega Carlo Bo, capogruppo di Forza Italia: «Il Comune ha inviato lo scorso anno avvisi di accertamento per la Tari 2015 in modo fin troppo tempestivo, impedendo di fatto agli albesi il ricorso al ravvedimento operoso. Per questo motivo abbiamo presentato una mozione che impegna la Giunta ad avvisare il contribuente in modo “bonario”, garantendo così la possibilità di sanare la posizione a mezzo del ravvedimento operoso». Aggiunge Bo: «Vuol dire passare dal pagare una sanzione del 15-30%
a una del 3,75».

Risponde l’assessore alle finanze Gigi Garassino: «L’opposizione lamenta l’immediata riscossione della Tari? Per noi rappresenta un segno di serietà». E aggiunge: «Il contribuente albese è virtuoso, affidabile, serio e puntuale. Grazie a questo atteggiamento possiamo erogare servizi efficaci». Le tasse principali sono quelle legate agli immobili (Imu e Ici) e ai rifiuti (Tari). Il Comune di Alba ha una capacità di riscossione pari a oltre il 90 per cento: significa che oltre nove cittadini su dieci effettivamente pagano le imposte, un dato ben superiore rispetto alla media italiana, che si aggira attorno al 50 per cento.

m.v.

Il sindaco Marello: «Vi faccio vivere in uno dei pochi Comuni italiani senza debiti»

INTERVISTA  Il debito di Alba è pari a zero. Ma che cosa significa per gli albesi? Lo chiediamo al sindaco Maurizio Marello.

«In Italia, su 8mila Comuni circa, se ne contano soltanto 80 senza debiti. Alba è uno di questi. Significa che non avendo mutui accesi non abbiamo interessi passivi da pagare. Tanto per avere un’idea delle cifre, nel 2011 l’Amministrazione pagava interessi pari a un milione di euro. Oggi abbiamo a disposizione questi soldi, che possiamo utilizzare per opere pubbliche o investimenti. L’assenza di situazioni debitorie ci aiuta anche a raggiungere il pareggio di bilancio».

Che cosa vuol dire?

«Oggi non esiste più il Patto di stabilità – il vincolo che congelava risorse degli enti locali virtuosi per mantenere il generale equilibrio di sistema, compensando le mancanze di chi aveva bilanci negativi –, che è stato sostituito dall’obiettivo del pareggio di bilancio: un Comune senza debiti è avvantaggiato nel raggiungimento di questo traguardo. Senza dimenticare il tema delle tasse: se il Comune dispone di più risorse, non deve chiedere ai cittadini. Quindi il livello fiscale rimane basso, non dovremo aumentare imposte per recuperare mancanze».

Secondo le analisi di Openpolis gli interessi passivi residui sono dello 0,08 per cento. Una cifra minima, ma pur sempre positiva. Perché questo dato?

«Il dato si riferisce con ogni probabilità a un debito che avevamo con la Cassa depositi e prestiti, 7 o 8mila euro che non riuscivamo a restituire per un problema burocratico. La situazione si è risolta e oggi Alba è un Comune a debito zero, uno degli ottanta virtuosi d’Italia».

m.v.