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Per recuperare i terreni incolti è meglio associarsi

BOSSOLASCO Sembra proprio che l’unica soluzione per il recupero produttivo dei terreni abbandonati sia l’associazionismo fondiario. Se ne è parlato sabato in un convegno promosso dal Gal e dall’unione montana, e gli interventi sono andati tutti nella stessa direzione. In un territorio in cui abbondano gli appezzamenti abbandonati, spesso frammentati tra proprietari diversi, la costituzione delle Associazioni fondiarie (Asfo) è l’unica via per riuscire a recuperare le aree a fini agricoli o silvo-pastorali.

Il convegno è stato seguito da un pubblico molto numeroso.

Le caratteristiche delle Asfo sono state illustrate da Andrea Cavallero, ex docente dell’Università di Torino, e dal funzionario regionale Enrico Raina. «Tranne che in nocciole e vigne, non si investe più in alta collina e ci sono difficoltà burocratiche per l’accesso dei giovani in agricoltura. Le Associazioni fondiarie sono utili per recuperare territori montani e collinari», ha detto Cavallero.

Le Associazioni fondiarie, ha spiegato Raina, non hanno fini di lucro e coinvolgono i proprietari dei terreni su base volontaria. I terreni vengono concessi in affitto a soggetti esterni o interni all’Asfo che definisce il piano di gestione. In ogni caso vengono salvaguardati i diritti dei proprietari e non sono previste forme di usucapione. Per ora sono una quindicina le Asfo attive in Italia, la maggior parte delle quali in Piemonte e forse non è un caso, visto che nella nostra regione è molto accentuato il fenomeno della parcellizzazione degli appezzamenti.

Per favorire l’associazionismo fondiario la Regione sta lavorando a una legge che, come ha detto l’assessore alla montagna Alberto Valmaggia, è ormai in dirittura d’arrivo. «Serve anche la collaborazione dei sindaci per avere una mappatura dei terreni abbandonati», ha affermato Valmaggia.

La chiusura è stata affidata al viceministro dell’agricoltura Andrea Olivero, che ha definito l’abbandono dei terreni «un tema cruciale per il Paese. Il territorio ha problemi di dissesto e le aree incolte danneggiano anche quelle coltivate portando malattie. È necessario spingere verso l’associazionismo».

Corrado Olocco