Le opportunità dell’Asti spumante secco

ENOLOGIA  Il mondo dell’Asti sta progettando di affiancare agli attuali due prodotti dolci (Moscato d’Asti e Asti) anche un vino secco. Se ne parla da tempo, ma negli ultimi mesi si è passati ai fatti. Si sono mosse le aziende e si è mosso soprattutto il Consorzio dell’Asti, che grazie al proprio staff tecnico e alla collaborazione del professor Rocco Di Stefano ha definito un protocollo di lavoro finalizzato a realizzare un Asti secco di particolare gradevolezza. Non è una velleità. Oggi ci sono gli strumenti e i percorsi tecnici per evitare gli inconvenienti che nel passato avevano frenato ogni progetto. I commenti nella filiera oggi sono moderatamente ottimisti: le prove condotte hanno superato i problemi del passato, quando si otteneva un prodotto poco gradevole per la sensazione amara che dominava la bocca.

A onor di cronaca, negli ultimi 10 anni varie aziende si sono cimentate in questa produzione, non tanto con l’Asti quanto con un Moscato, ma lo hanno fatto sulla base di singole strategie aziendali e non in un’ottica di settore. Oggi il progetto mira a trovare una strada che possa essere percorsa da tutto il settore. C’è un altro fraintendimento che va subito chiarito e cioè che l’Asti secco sia, nel breve periodo, la soluzione di tutti i problemi della filiera, soprattutto sul mercato.

Dal Consorzio sono stati chiari: i vini fondamentali resteranno i due dolci e su di essi bisognerà di nuovo investire. L’Asti secco è soltanto un vino in più. Il mondo industriale esprime voci abbastanza uniformi. Chi non si è ancora convinto alla nuova ipotesi non rema contro. Al massimo, sta a guardare.

Più controversa appare la situazione nel mondo agricolo: se i viticoltori che producono le uve per le case di vinificazione hanno accolto con favore il progetto, molto più freddi sono parsi i cosiddetti artigiani del Moscato, che non ne vedono tutta questa utilità.

Vediamo ciò che si sta facendo dal punto di vista normativo per accompagnare il progetto tecnico. L’iter prevede la modifica del Disciplinare dell’Asti con l’introduzione di alcune tipologie di Asti secco. La proposta originaria è stata approvata dal Comitato vitivinicolo regionale ed è già a Roma presso il Comitato nazionale. Due sono gli articoli del Disciplinare interessati dalla modifica: il 6 e 7. Nel primo cambierà il riferimento alla gradazione complessiva: almeno 11,5 gradi con tenore zuccherino non inferiore a 12 g/l e alcol svolto non inferiore a 6% vol. All’articolo 7, accanto alla tipologia dolce, ce ne saranno altre in relazione al tenore zuccherino oscillante tra 12 e 50 g/l, con l’obbligo di indicare in etichetta uno dei seguenti termini: extra sec se il tenore sarà compreso tra 12 e 17 g/l; secco se il tenore sarà compreso tra 17 e 32 g/l; demi sec se il tenore sarà compreso tra 32 e 50 g/l;

Sui tempi, molto dipenderà da come sarà accolta la proposta nella filiera e nel mondo del vino italiano. Se non ci saranno particolari ostacoli, l’iter potrebbe concludersi per varare le prime bottiglie nel periodo pasquale 2017 o poco dopo.

Lo scenario, però, non sembra così tranquillo. Il mondo del Prosecco è in agitazione e vede l’uso del termine “ secco” accanto ad Asti come un’aggressione al proprio mercato. Come se secco fosse una parola a uso esclusivo. Staremo a vedere.

Giancarlo Montaldo