Violenza sulle donne: una giornata per ribadire il proprio No

LA GIORNATA Il 25 novembre ricorre la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Gazzetta ha dedicato un ampio servizio all’argomento, con interviste, testimonianze dirette e iniziative in calendario. L’assessore comunale Rosanna Martini: «La Rete territoriale albese per le donne vittime di violenza è composta da Comune, Consulta alle pari opportunità, consorzio socio-assistenziale, Asl Cn2, Carabinieri, Procura e Ordine degli avvocati: il 25 parleremo insieme di prevenzione »

 

L’INTERVISTA

Per ogni donna che subisce violenza, c’è un uomo che la infligge. Quali meccanismi psicologici scattano nella mente del carnefice, a danno della moglie, compagna, figlia, madre o sorella? Ne parliamo con Marco Bertoluzzo, criminologo e direttore del consorzio socio-assistenziale Alba, Langhe e Roero, in prima linea sul piano della prevenzione e del supporto alle donne vittime di violenza.

Nel nostro territorio quanto è presente questo fenomeno, Bertoluzzo?
«Per quanto riguarda il nostro ambito seguiamo dai tre agli otto casi l’anno, se parliamo di situazioni di emergenza. Non si può dire con certezza se queste cifre corrispondano alla situazione, perché il sommerso è elevato».

Si può parlare di contesti sociali o fasce d’età maggiormente interessate?
«No, la violenza è trasversale, gli uomini violenti possono essere non abbienti o molto ricchi, così come anziani o ragazzi giovani».

Nel 2016 parliamo di violenza sulle donne. Perché?
«Un errore è considerare la violenza di genere come una patologia, quando solo il 10% degli uomini che maltrattano o uccidono le loro donne manifestano anomalie psichiche. La nostra è una cultura maschilista e l’idea di una parità tra uomo e donna sul piano relazionale non è ancora affermata. I bambini, per esempio, hanno insito nel loro essere un modello di forza maschile, che li fa sentire superiori alle bambine».

Perché un uomo maltratta la propria donna?
«Tra l’uomo che colpisce e la donna esiste un rapporto predatore-preda. L’uomo usa violenza perché ha paura o perché si sente maschio solo se sottomette e ha un ruolo di dominio nella coppia. La violenza nasce nell’ambito di una relazione malata.
Francesca Pinaffo