Contro i danni dei ghiri serve una fascia di rispetto tra i noccioleti

NIELLA BELBO Nella patria delle nocciole, la questione dei danni arrecati dai ghiri è da anni in primo piano. Come tutelare i corilicoltori? Quali sono i metodi di dissuasione più efficaci? Alcune risposte sono arrivate dall’incontro che si è svolto nel salone comunale di Niella Belbo. Il corilicoltore Giuseppe Molinari, presidente del comitato Langa e alta Langa per la tutela dei prodotti agricoli, ha portato esempi pratici riguardo al problema dei ghiri. A causa dei roditori la sua azienda agricola ha totalizzato lo scorso anno 37 quintali di produzione, a fronte dei 67,5 di quest’anno.

Il funzionario provinciale Mariano Sereno ha spiegato: «Nel 2011 è iniziata un’attività di controllo, dapprima attraverso gabbiette, risultate non funzionali perché spesso posizionate in modo errato, poi con le cassette-nido. Questi sistemi hanno consentito la cattura di 2.500 esemplari nel 2014 e 3mila nel 2015». Sereno ha però aggiunto: «Mi rivolgo alle 240 aziende che hanno presentato domanda per il rimborso dei danni: lo scorso anno 3mila esemplari sono stati catturati da 20 aziende e 2.500 di questi da 7. Dunque, un uso più capillare dei sistemi di cattura porterebbe a risultati concreti». Tra gli altri sistemi introdotti anche le fototrappole e i dischi “anti-ghiri” installati sui cavi di Telecom ed Enel.

Nel corso del convegno è stata illustrata la ricerca “In campo con i ghiri” condotta dal 2007 al 2011 da Marco Ghirardi. «Sono stati scelti campi di nocciole con una varietà di fattori di rischio e si è notata un’elevata percentuale di vie aeree di transito tra le piante che consentono il passaggio dell’animale. In un appezzamento di Lequio Berria, in cui i noccioli erano impiantati con intervallo di 7 metri per 5, i roditori non riuscivano a spostarsi con conseguenti minori danni», ha chiarito Ghirardi.

La creazione della cosiddetta “fascia di rispetto”, ovvero la distanza di circa dieci metri tra un noccioleto e l’altro, potrebbe azzerare i danni da ghiro secondo gli studi condotti da Valentina La Morgia, responsabile di Ispra. «Si può ipotizzare un’integrazione tra più misure di controllo e prevenzione all’interno dello stesso campo, poiché è necessaria una valutazione accurata area per area», ha proseguito La Morgia. In assenza della fascia di rispetto anche la gestione dei margini attraverso la potatura può portare buoni risultati, così come la limitazione di accesso attraverso dischi aerei rinnovati e più efficaci che sarà possibile installare l’estate prossima, come hanno ricordato Cinzia Bergamini e Marta Cimino dell’Università di Torino.

Debora Schellino