La Cassazione chiude la disputa sull’uso della denominazione Cannubi

BAROLO Una recente sentenza della Cassazione ha chiuso il dibattito sulla denominazione Cannubi, che da una decina d’anni divideva alcune importanti aziende vinicole di Barolo con vigneti in uno dei cru più prestigiosi della zona. La Suprema Corte ha stabilito che i produttori di Barolo in etichetta possono utilizzare la menzione Cannubi senza essere costretti a specificare se le uve provengono dal centro del cru o dai vigneti che lo circondano.

La disputa legale si è aperta nel 2007, da quando sono state introdotte le menzioni geografiche aggiuntive e il Consorzio di tutela propose di poter usare sia il nome generico dell’area che quello  specifico, ricevendo il via libera del Comitato nazionale vini nel 2010 con l’approvazione del nuovo disciplinare. A quel punto alcune cantine presentarono ricorso al Tar chiedendo che si potesse usare la denominazione Cannubi solo per la parte centrale dell’area, ottenendo un pronunciamento favorevole da parte del Tribunale amministrativo. Il Ministero delle politiche agricole presentò però ricorso al Consiglio di Stato, che nel 2013 ribaltò la sentenza del Tar stabilendo che la menzione è libera. Dopo questo pronunciamento alcuni produttori tentarono la carta della Corte di Cassazione, che ha però respinto il ricorso chiudendo la questione.