La giornata nei seggi albesi tra passione, paure ed emozioni

REFERENDUM Gli scrutatori sono stupefatti. Alle 13 l’affluenza è del 30 per cento. “L’ultimo referendum non si avvicinava nemmeno a queste cifre”, dice una signora.

Fuori dalla scuola media Macrino di corso Europa un uomo fuma una sigaretta e calpesta le foglie autunnali con nervosismo. “Tutti fanno come se nulla fosse, ma se vince il Si siamo in mano alle grandi banche. Il futuro dei nostri figli non sarà quello di una volta. La Jp Morgan ha pubblicato un documento ufficiale sollecitando gli Stati a sbarazzarsi delle Costituzioni antifasciste, perché frenano la liberalizzazione e il processo di competizione, quindi i loro profitti. Stiamo vivendo uno dei giorni più importanti della nostra vita”.

Dalla Rodari, sempre in corso Europa, una donna con la figlia discute con un’altra nel parcheggio. “Se vince il No, quando la piccola sarà grande le dirò di studiare in un altro Paese. Perché questa nazione non crede nel cambiamento. Ogni volta che qualcuno governa diventa il capro espiatorio, il padre di tutti i mali. Quando poi uno cerca di migliorare il sistema, le persone ragionano di pancia e si oppongono a priori. Non c’è evoluzione. Se vince il No non esiste futuro”.

Questa scissione assolutistica ricorre in ogni seggio. Si respira un’aria di inevitabilità ad Alba, come se il bivio referendario corrispondesse alla sicurezza di un futuro di sventura oppure di gloria. Perciò contro i pronostici di alcuni l’affluenza è alle stelle. In quasi ogni seggio bisogna aspettare in coda per qualche minuto prima di votare.

Poi ci sono gli sdrammatizzatori. “Come si piega questa scheda rosa? Credo che la vera sfida che gli italiani sono oggi chiamati ad affrontare sia proprio questa”. E un altro: “Belle queste matite indelebili. Anche io a casa ne ho un paio”. Ma l’opinione dei singoli, se interpretate su larga scala, riflettono le parti di una società.

Un Paese che sintetizza – nella battaglia tra un Sì e un No – la sua ansia per il futuro, la sua propensione a schierarsi “pro” o “contro” senza sfumature intermedie, la sua preferenza a semplificare la realtà in due categorie contrapposte, a strumentalizzare una vicenda referendaria per doppifini politici, a utilizzare l’ironia come pretesto per il disimpegno. Dimenticando di focalizzarsi sul vero dilemma, come un signore solitario dice verso le 22, a chiusura dei giochi: “Avremmo dovuto cogliere l’occasione per impegnarci al pensiero. Ad analizzare in modo complesso una vicenda. Non importava il Si o il No. Ma la capacità degli italiani di informarsi. Di esercitarsi a pensare in modo non condizionato, autonomo, difficile ma autentico”.

Poi la giornata finisce. Ad Alba sembra di vivere una domenica di sfinimento: tutti pregano che il recente passato di recessione non si riverifichi, tentano il tutto per tutto dopo mesi di sfiancante propaganda politica e conflitti online. Su Facebbok impazzano i commenti. Domani li racconteremo. I seggi vengono chiusi alle 23. Non resta che andare a dormire e domani svegliarsi in un mondo nuovo.

Marco Giuliano