Dal 2018 una prova in meno per l’esame di maturità

ISTRUZIONE Gli studenti che affronteranno la maturità nel 2018 saranno i primi a fare i conti con le nuove modalità di esame, previste dalla riforma Renzi-Giannini.

Il decreto deve passare al vaglio del Parlamento, con possibilità di piccole modifiche, ma il suo contenuto sembra ormai un dato di fatto. La riforma è proiettata a valorizzare il percorso scolastico degli studenti (i crediti accumulabili nel corso del triennio salgono da 25 a 40), anziché focalizzare l’attenzione sulle prove sostenute in sede di esame.

La modifica più eclatante all’esame riguarda l’abolizione della terza prova. Si tratta del test scritto con il quale la commissione esaminatrice – che rimarrà composta da tre membri interni, tre esterni e il presidente – valuta la loro preparazione complessiva. Al suo posto viene introdotta la prova Invalsi prevista durante il quinto anno, con domande di italiano, matematica e inglese. Attenzione: la prova sarà requisito indispensabile per essere ammessi alla maturità, ma non influirà sulla media finale.
Per essere ammessi, inoltre, sarà necessario avere la media complessiva del sei e non la sufficienza nelle singole materie, come accade ora. Significa che uno studente con diverse insufficienze – facendo media anche con il voto di condotta – potrà comunque accedere all’esame. Rimane il limite minimo di frequenza scolastica, corrispondente ai tre quarti del monte ore.

Le prove scritte saranno due: la prima, con la redazione di un testo argomentativo, e la seconda, che cambierà nelle modalità in base all’indirizzo. Per entrambe, il voto massimo raggiungibile sarà pari a venti punti. Gli stessi che si potranno ottenere all’esame orale, che perde in questo modo il valore predominante rivestito finora.

Cambia anche il colloquio con la commissione, con l’abolizione della tesina sostituita da un’analisi di un testo o di un progetto che consentano di valutare la capacità di ragionamento e con una seconda parte dedicata alle nozioni apprese durante i tirocini formativi obbligatori.
Francesca Pinaffo